Telescopi

Forse nel sistema di Eta Carinae c'erano tre stelle e una venne distrutta

Due articoli pubblicati sulla rivista “The Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrivono diversi aspetti di una ricerca che offre una spiegazione alla Grande Eruzione, un evento in cui la luminosità del sistema di Eta Carinae aumentò tra il 1820 e il 1843. Un team di astronomi ha usato vari telescopi per raccogliere nuove informazioni su ciò che è avvenuto in quell’area concludendo che in origine c’erano tre stelle la cui interazione finì per portare alla distruzione di una di esse.

CK Vul

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive la scoperta di molecole di monofluoruro di alluminio (AlF) contenenti alluminio-26, un isotopo radioattivo di quest’elemento, nello spazio interstellare. Un team di astronomi ha utilizzato i radiotelescopi ALMA e NOEMA per rintracciare le sue origini nella stella variabile CK Vulpeculae (CK Vul), il risultato della fusione tra due stelle osservata dalla Terra tra il 1670 e il 1672 e chiamata Nova Vulpecola 1670. Si tratta della prima osservazione dell’alluminio-26 che porta all’identificazione della sua origine, avvenuta in un evento molto raro.

L'eco di GRB 161219B

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal” descrive lo studio di una sorta di eco generato da un lampo gamma catalogato come GRB 161219B emesso da un buco nero neonato. Le emissioni di raggi gamma sono durate solo sette secondi ma emissioni ad altre frequenze elettromagnetiche sono durate anche per settimane e ciò ha permesso a un team di astronomi di usare il radiotelescopio ALMA per studiare quelle a lunghezze d’onda millimetriche. Esse hanno offerto altre informazioni sul lampo gamma e sulle caratteristiche dei suoi potenti getti.

Impressione artistica di Sagittarius A* ed S2

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive una verifica di un fenomeno previsto dalla teoria della relatività generale di Albert Einstein. Gli scienziati della collaborazione GRAVITY hanno usato osservazioni condotte con il Very Large Telescope (VLT) dell’ESO in Cile per osservare gli effetti del moto di una stella chiamata S2 mentre passa attraverso il campo gravitazionale estremo vicino al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea.

Schema di Hubble e Gaia al lavoro (Immagine NASA, ESA, and A. Feild (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una nuova misurazione dell’espansione dell’universo. Un team di astronomi guidato dal premio Nobel Adam Riess ha combinato osservazioni effettuate con il telescopio spaziale Hubble e quelle effettuate con la sonda spaziale Gaia dell’ESA, un osservatorio che ha lo scopo specifico di mappare miliardi di oggetti nel cielo tra cui le stelle variabili chiamate variabili cefeidi usate per le misurazioni. I nuovi risultati aumentano la precisione ma anche la discrepanza tra le misure dell’espansione dell’universo vicino e quelle dell’universo primordiale.