Telescopi

Rappresentazione artistica di un blazar che emette neutrini e raggi gamma (Immagine cortesia IceCube/NASA)

Una serie di articoli pubblicati su varie riviste riporta vari aspetti di una ricerca che ha permesso di associare un neutrino rilevato dallo strumento IceCube al polo sud al blazar conosciuto come TXS 0506+056. In un articolo pubblicato già nel febbraio 2018 sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” un team guidato da Simona Paiano dell’INAF di Padova mostrava quel collegamento. In due articoli appena pubblicati sulla rivista “Science”, gruppi di scienziati da 18 diversi osservatori descrivono quelle che sono state definite osservazioni multimessaggero di quelle emissioni del neutrino ed elettromagnetiche e una seconda analisi che mostra che altri neutrini rilevati da IceCube provenivano dalla stessa fonte.

Il sistema di Eta Carinae (Immagine NASA, ESA, and the Hubble SM4 ERO Team)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive una ricerca sul sistema di Eta Carinae, formato da due stelle giganti blu con una luminosità complessiva milioni di volte quella del Sole. Un team guidato dall’astrofisico Kenji Hamaguchi del Goddard Space Flight Center della NASA ha usato osservazioni effettuate con il telescopio NuSTAR tra il marzo 2014 e il giugno 2016 e di altri telescopi spaziali per concludere che probabilmente le due stelle stanno accelerando particelle ad altissima energia e che alcune raggiungeranno la Terra sotto forma di raggi cosmici.

Il sistema PDS 70 (Immagine ESO/A. Müller et al.)

Due articoli in fase di pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrivono la scoperta e la descrizione di un pianeta in fase di formazione attorno alla giovane stella PDS 70. Due team di astronomi hanno usato lo strumento SPHERE montato sul VLT dell’ESO per ottenere per la prima volta immagini di un pianeta che si sta formando in quello che è ancora più o meno un disco di gas e polvere attorno alla stella. Chiamato PDS 70b, il pianeta è un gigante gassoso che potrebbe essere più grande del previsto per la sua età.

Rappresentazione artistica di 'Oumuamua e delle sue emissioni (Immagine ESA/Hubble, NASA, ESO, M. Kornmesser)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca sull’asteroide interstellare 1I/2017 U1 ‘Oumuamua i cui autori ritengono che dopotutto si tratti di una cometa come avevano pensato inizialmente i suoi scopritori. Un team di ricercatori guidato da Marco Micheli del Coordination Centre ESA SSA-NEO di Frascati ha usato osservazioni effettuate con il telescopio spaziale Hubble e vari telescopi al suolo per seguire la traiettoria di ‘Oumuamua scoprendo che era diversa da quella calcolata tenendo conto delle varie influenze gravitazionali. La conclusione è che c’è un’attività cometaria che genera una spinta aggiuntiva.

Il sistema di TMC1A

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive la scoperta che particelle di polvere in un disco che circonda una protostella cominciano ad addensarsi prima ancora che la stella abbia completato la sua formazione. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ALMA per studiare il sistema in fase di formazione TMC1A notando la mancanza di radiazioni dovute al monossido di carbonio vicino alla protostella. La loro conclusione è che grosse particelle di polvere stiano bloccando quelle radiazioni, una scoperta importante perché significa che nel disco di gas e polveri sono già cominciati i processi che porteranno alla formazione di pianeti.