Telescopi

Diagramma delle onde solari di Rossby (Immagine cortesia MPS/NASA/HormesDesign)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive le prove della presenza di onde gigantesche chiamate onde di Rossby sulla superficie del Sole. Un team di scienziati guidati dal Max Planck Institute for Solar System Research (MPS) e dall’Università di Gottinga hanno scoperto questi vortici con dimensioni paragonabili a quelle del Sole stesso confermando un’ipotesi proposta a decenni fa perché essi esistono naturalmente in fluidi in rotazione.

Rappresentazione artistica di WASP-96b (Immagine cortesia Engine House)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca sull’esopianeta WASP-96b. Si tratta di un saturniano caldo, cioè un gigante gassoso con una massa simile a Saturno e un’orbita vicina alla sua stella che ha come conseguenza un’elevata temperatura sulla sua superficie. Un team di ricercatori guidato da da Nikolay Nikolov dell’Università britannica di Exeter ha usato lo spettrografo FORS2 montato sul VLT dell’ESO per studiare WASP-96b scoprendo forti tracce di sodio, un’osservazione possibile solo in mancanza di nuvole nella sua atmosfera.

L'area W43-MM1 (Immagine cortesia ESO/ALMA/F. Motte/T. Nony/F. Louvet/Nature Astronomy)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive una ricerca su una regione di spazio a circa 18.000 anni luce dalla Terra in cui è in atto una notevole formazione stellare catalogata come W43-MM1. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ALMA per studiarla scoprendo che si sta formando una quantità di stelle massicce superiore a quello predetto dai modelli attuali.

La supernova SN 2001ig

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive la rilevazione di una compagna della supernova di tipo IIb conosciuta come SN 2001ig. Un team di astronomi ha utilizzato il telescopio spaziale Hubble per scoprire il primo caso di sistema binario in cui una delle stelle è sopravvissuta quando la compagna è esplosa in una supernova. Le due stelle non erano solo vicine ma c’è stata un’interazione che ha avuto un’influenza sulla supernova.

Il protoammasso SPT2349-56 (Immagine ESO/ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/Miller et al.)

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e uno sulla rivista “Astrophysical Journal”, descrivono le osservazioni della fusione tra varie galassie di tipo starburst, caratterizzate da una notevole produzione di stelle. Due team, guidati rispettivamente da Tim Miller della Dalhousie University in Canada e della Yale University negli USA e Iván Oteo dell’Università scozzese di Edinburgo hanno usato i radiotelescopi ALMA e APEX per studiare questi eventi che sono molto antichi dato che sono avvenuti circa 1,5 miliardi di anni dopo il Big Bang.