Telescopi

Insieme di galassie contenenti buchi neri supermassicci le cui emissioni di raggi X sono state identificate (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una ricerca sui cosiddetti raggi X cosmici di fondo (in inglese Cosmic X-ray Background, CXB). Un team di ricercatori guidato da Fiona Harrison del Caltech di Pasadena ha utilizzato il telescopio spaziale NuSTAR della NASA per distinguere una buona parte delle emissioni di raggi X provenienti da buchi neri supermassicci.

Rappresentazione artistica della stella CX330 e del disco di gas e polveri che la circonda (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca su un oggetto chiamato CX330 che per alcuni anni è stato misterioso ed è poi risultato essere una giovane stella. Un gruppo di ricercatori guidato da Chris Britt della Texas Tech University ha usato dati raccolti dai telescopi spaziali Chandra e WISE della NASA e altri ancora per determinare la sua natura. Rimane da chiarire perché CX330 sia così isolata.

Rappresentazione artistica dell'alone di gas che circonda la Via Lattea e le Nubi di Magellano (Immagine NASA/CXC/M.Weiss/Ohio State/A Gupta et al)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una ricerca sull’enorme alone di gas che circonda la Via Lattea. Un gruppo di astronomi dell’Università del Michigan ha utilizzato dati degli archivi del telescopio XMM-Newton dell’ESA per scoprire che l’alone ruota nella stessa direzione della galassia e a una velocità paragonabile con il suo disco. Questa scoperta può aiutare a capire meglio la formazione delle galassie e dei sistemi solari al loro interno.

Concetto artistico di due esopianeti in transito di fronte alla stella TRAPPIST-1 (Immagine NASA/ESA/STScI/J. de Wit (MIT))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca su due esopianeti del sistema TRAPPIST-1. Un gruppo di ricercatori guidato da Julien de Wit, ricercatore post-doc presso il Massachussets Institute of Technology, ha utilizzato i telescopi spaziali Hubble e Spitzer per esaminare meglio due dei tre esopianeti la cui scoperta è stata annunciata nel maggio 2016.

Immagine delle galassie viste da MeerKAT con alcune nei dettagli nei riquadri (Immagine cortesia SKA Africa. Tutti i diritti riservati)

Il radiotelescopio MeerKAT è stato attivato e sono state rilasciate le prime immagini delle osservazioni. La sensibilità di MeerKAT è stata subito dimostrata perché nell’area osservata erano conosciute 70 galassie ma ne sono state rilevate oltre 1300. Si tratta di un grande risultato per uno dei precursori del progetto SKA, il radiotelescopio di prossima generazione la cui attivazione è prevista per il 2020.