Telescopi

Una nube protostellare (Immagine ESA/Webb, NASA, CSA, W. Rocha et al. (Leiden University))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la scoperta di varie molecole organiche complesse come l’etanolo tra i materiali ghiacciati che circondano due protostelle. Un team di ricercatori ha usato lo strumento MIRI (Mid-Infrared Instrument) del telescopio spaziale James Webb per identificare composti organici ghiacciati attorno alla protostella di piccola massa NGC 1333 IRAS 2A, o semplicemente IRAS 2A, e della protostella di massa elevata IRAS 23385+6053, o semplicemente IRAS 23385. Varie molecole costituiscono mattoni per forme di vita simili a quelle terrestri che potrebbero “seminare” pianeti ancora in fase di formazione.

Alcuni dei sistemi osservati con il VLT e qui rappresentati non in scala per apparire con dimensioni simili.

Tre articoli pubblicati sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riportano diversi aspetti di un grande studio di 86 dischi protoplanetari localizzati in tre diverse regioni della Via Lattea. Team di ricercatori con diversi membri in comune hanno usato lo strumento SPHERE montato sul Very Large Telescope (VLT) dell’ESO in Cile all’interno dei programmi di osservazione GTO e DESTINYS. I risultati offrono un tesoro di informazioni sulla formazione planetaria nel vicinato cosmico che potrebbero portare a progressi nei modelli attuali e aiutare nuovi studi mirati.

Una porzione di cielo fotografata dallo strumento NIRCam del telescopio spaziale James Webb con la galassia GN-z11 nel riquadro

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e uno accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics”, riportano diversi aspetti di uno studio della galassia GN-z11, una delle più distanti conosciute, che ha rivelato la presenza del più distante e antico buco nero trovato finora. Un team di ricercatori guidato da Roberto Maiolino dell’Università di Cambridge ha usato il telescopio spaziale James Webb per esaminare GN-z11 trovando le tracce dell’attività del buco nero supermassiccio al suo centro. Quelle tracce indicano che esso sta divorando la materia circostante a una notevole velocità. Analisi spettroscopiche hanno mostrato la presenza di un grumo di elio nell’alone che circonda GN-z11 e nessun elemento pesante e ciò suggerisce che in quell’alone possano formarsi stelle di prima generazione.

Rappresentazione artistica della nana bianca WD 0816-310 con il suo campo magnetico e i detriti che la circondano (Immagine ESO/L. Calçada)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati di uno studio della nana bianca catalogata come WD 0816-310 e di quella che è stata definita come una cicatrice sulla sua superficie, lasciata dai materiali di un grosso asteroide inghiottito. Un team di ricercatori ha utilizzato il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO in Cile per ottenere le informazioni necessarie a identificare gli elementi metallici che formano quella cicatrice e la sua concentrazione in un’area specifica, cioè uno dei suoi poli magnetici. Questo risultato offre nuove informazioni sull’evoluzione dei sistemi planetari dopo la morte della loro stella.

I resti della supernova SN 1987A visti dal telescopio spaziale James Webb

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta nuove prove che la supernova SN 1987A ha generato una pulsar. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb per rilevare gli effetti di emissioni a elevata energia provenienti dalla pulsar o dalla pulsar wind nebula, una nebulosa che la circonda ed è alimentata proprio dalla pulsar. Si tratta di conferme di conclusioni raggiunte da altri team di ricercatori negli anni scorsi usando osservazioni in altre bande elettromagnetiche.