Telescopi

La regione di cielo in cui si trova il quasar J0529-4351. È stata creta da immagini che formano parte della Digitized Sky Survey 2 mentre il riquadro mostra al centro la posizione di questo quasar in un'immagine della Dark Energy Survey.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta l’identificazione del quasar più luminoso e vorace scoperto finora, catalogato come J0529-4351. Un team di ricercatori ha usato vari strumenti per capire che non si trattava di una stella vicina bensì di un quasar primordiale che vediamo com’era oltre 12 miliardi di anni fa.

I ricercatori hanno stimato che la massa del buco nero supermassiccio che lo alimenta sia circa 17 miliardi di volte quella del Sole e sta divorando i materiali che lo circondano a un ritmo elevatissimo, circa la massa del Sole ogni giorno. Lo studio di questo quasar primordiale da record può aiutare la ricostruzione della storia dell’universo primordiale e i processi che hanno portato a farlo diventare com’è oggi.

Parte dell'area IRAS 16562–3959 (Immagine ESA/Hubble & NASA, R. Fedriani, J. Tan)

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble mostra una parte dell’area di formazione stellare catalogata come IRAS 16562–3959. Lo strumento Wide Field Camera 3 (WFC3) offre molti dettagli di quell’area agli infrarossi, in particolare delle emissioni provenienti da una stella massiccia ancora in fase di formazione le cui conseguenze sono visibili nella parte dell’immagine che dal centro va verso l’alto a sinistra e verso il basso a destra. Questi e molti altri dettagli possono aiutare a ricostruire i processi di formazione delle stelle.

Concetto artistico dell'esopianeta TOI-715b con la sua stella sullo sfondo (Immagine NASA / JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta l’identificazione dell’esopianeta TOI-715 b in un’orbita attorno alla sua stella in una posizione che risponde alla definizione più conservativa di zona abitabile. Un team di ricercatori che include tre astronomi dell’Osservatorio di Campo Catino ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale TESS della NASA confermate da altri strumenti per identificare quella che sembra una super-Terra con un raggio che circa 1,5 volte quello terrestre. Un secondo candidato esopianeta è stato scoperto che avrebbe dimensioni molto simili a quelle della Terra un po’ più lontano dalla sua stella ma servono osservazioni mirate per verificare che non si tratti di un falso positivo.

Quattro osservazioni ai raggi X dei resti di supernova SN 1006

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio del resto di supernova catalogato come SN 1006 che ha portato all’identificazione di un frammento della stella progenitrice. Un team di ricercatori guidato da Roberta Giuffrida dell’Università di Palermo e dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato osservazioni condotte con vari telescopi sfruttando le emissioni d raggi X e le ha confrontate con modelli teorici. La conclusione è che questo frammento ricco di ferro si sta muovendo a una velocità elevatissima all’interno della nube di detriti generati dalla supernova. Si tratta di una scoperta utile nello studio delle supernove come questa, generate da esplosioni di nane bianche.

Mosaico delle 19 galassie a spirale studiate dal progetto PHANGS

Le immagini di 19 galassie a spirale catturate dal telescopio spaziale James Webb sono state rilasciate all’interno del progetto PHANGS (Physics at High Angular resolution in Nearby GalaxieS). Si tratta di galassie distanti fino a 65 milioni di anni luce che vediamo di piatto e ciò permette di osservare al meglio le stelle al loro interno, una situazione ottimale per un progetto concentrato sui processi di formazione stellare. Gli strumenti NIRCam (Near-Infrared Camera) e MIRI (Mid-Infrared Instrument) di Webb sono stati impiegati per coprire l’infrarosso vicino e medio ottenendo molti nuovi dettagli.