Telescopi

Distribuzione di diverse molecole mappate nei dischi protoplanetari attorno alle stelle AS 209 e HD 163296

Una serie di articoli pubblicati sulla rivista “Astrophysical Journal Supplement Series” riporta la rilevazioni di molecole organiche potenzialmente importanti per la nascita di forme di vita in alcuni dischi protoplanetari. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ALMA all’interno del programma MAPS. ALMA ha permesso di rilevare le emissioni di molecole come cianoacetilene, acetonitrile e ciclopropenilidene nei dischi delle giovani stelle IM Lupi, GM Aurigae, AS 209, HD 163296 e MWC 480. Questi composti organici sono precursori di molecole più complesse importanti in processi biologici e alcuni sono simili a quelli che si sono formati nel sistema solare.

L'ammasso galattico MACS J0138.0-2155 e la supernova Requiem

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio su una supernova il cui bagliore è stato distorto e moltiplicato da una lente gravitazionale. Un team di ricercatori ha esaminato varie immagini catturate nel corso di anni dal telescopio spaziale Hubble dopo che tre immagini della supernova AT 2016jka, soprannominata Requiem, sono state scoperte in dati d’archivio del 2016. Com’è normale, nel corso del tempo la sua luminosità si è ridotta fino a scomparire ma, secondo i ricercatori, una quarta immagine di quella supernova sarà visibile nel 2037, sempre a causa della distorsione generata dalla lente gravitazionale prodotta dalla forza di gravità dell’ammasso galattico MACS J0138.0-2155, o semplicemente MACS J0138.

Rappresentazione del sistema solare fino alla fascia di Kuiper

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Planetary Science Journal” riporta uno studio su alcuni oggetti della fascia di Kuiper che fanno parte di un particolare gruppo di cui nuove osservazioni hanno rivelato una colorazione blu e una natura binaria. Un team di ricercatori ha usato osservazioni gestite dal team Col-OSSOS che ha ottenuto misure dei colori di 98 oggetti della fascia di Kuiper offrendo anche nuove informazioni sul sottogruppo degli oggetti chiamati oggetti classici freddi della fascia di Kuiper. La loro conclusione è che gli oggetti binari blu sono stati spinti in quell’area da Nettuno nel corso del suo allontanamento dal Sole.

La Nebulosa di Orione vista dal telescopio spaziale Hubble e sulla destra il particolare di HH204 con il suo getto di materiali.

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” rporta uno studio che rivela con dettagli mai visti finora gli effetti fisici e chimici dell’impatto di un getto protostellare nella Nebulosa di Orione. Un team di ricercatori guidato da José Eduardo Méndez Delgado, studente di dottorato all’Istituto di Astrofisica delle Canarie (IAC) ha usato osservazioni condotte con il VLT e vent’anni di immagini del telescopio spaziale Hubble. Ciò ha permesso di esaminare l’urto del getto protostellare emesso dall’oggetto catalogato come HH204 sull’ambiente circostante e le conseguenti modifiche su densità e temperatura del gas nella Nebulosa di Orione. Ciò ha causato a sua volta un aumento a livello gassoso di atomi di elementi pesanti come ferro e nickel.

Illustrazione di MG B2016+112

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio su una doppia sorgente di raggi X nell’universo primordiale catalogata come MG B2016+112 che potrebbe essere composta da due buchi neri supermassicci la cui immagine è distorta da una lente gravitazionale. Cristiana Spingola dell’Istituto di radioastronomia dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) di Bologna e i colleghi Daniel Schwartz e Anna Barnacka sono partiti da una rilevazione ottenuta dall’Osservatorio spaziale per i raggi X Chandra della NASA per esaminare il doppio oggetto osservato. Si tratta di una situazione inedita perché dalla Terra lo vediamo com’era quando l’universo aveva circa due miliardi di anni con le due componenti separate da soli 650 anni luce. Allo stato attuale, non si può escludere che si tratti di un unico buco nero supermassiccio e di uno dei suoi getti di materiali la cui immagine è stata fortemente distorta dalla lente gravitazionale.