Telescopi

Il pianeta interstellare CFBDSIR 2149-0403 (Immagine ESO/P. Delorme)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta l’individuazione di candidati eventi di microlente gravitazionale che potrebbero essere le tracce di pianeti interstellari, cioè pianeti che non orbitano attorno ad alcuna stella. Un team di ricercatori guidati da Iain McDonald ha utilizzato dato ottenuti nel 2016 durante la missione K2 del telescopio spaziale Kepler della NASA durante il monitoraggio di un’area piena di stelle vicina al centro della Via Lattea. Il risultato è la scoperta di 27 segnali generati da possibili microlenti gravitazionali la cui durata è stata tra un’ora e 10 giorni. I quattro eventi più brevi sono coerenti con pianeti delle dimensioni della Terra.

Una vista del cielo con Palomar 5 in alto al centro

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio sull’ammasso stellare Palomar 5 il quale indica che fra un miliardo di anni al suo interno saranno rimasti solo buchi neri. Un team di ricercatori guidato dal professor Mark Gieles dell’Università di Barcellona ha studiato quest’ammasso antico e dalla densità molto bassa conducendo una serie di simulazioni per cercare di prevederne il futuro. Il numero di buchi neri al suo interno è già oggi superiore alla media ed è soggetto a interazioni gravitazionali con la conseguenza che nel lontano futuro le sue dimensioni aumenteranno e vi rimarranno solo buchi neri.

Concetto artistico di fusione di un buco nero con una stella di neutroni (Immagine cortesia Carl Knox, OzGrav - Swinburne University)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la rilevazione delle onde gravitazionali emesse da due casi di fusione di un buco nero con una stella di neutroni. Gli scienziati delle collaborazioni LIGO, Virgo e KAGRA hanno esaminato i dati raccolti dai rivelatori Advanced LIGO e Advanced Virgo per trovare prove di questo tipo di fusione in due eventi del gennaio 2020. In precedenza, c’erano stati altri candidati ma i dati lasciavano vari dubbi sulla natura degli oggetti che si erano fusi.

La supernova 2018zd, nel cerchio bianco sulla destra, vicino alla galassia NGC 2146

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio sulla supernova 2018zd. Un team di ricercatori ha studiato osservazioni condotte con vari telescopi concludendo che questa supernova è del tipo a cattura elettronica, che è stato teorizzato 40 anni fa ma mai identificato in modo certo. Secondo i ricercatori, 2018zd corrisponde alle predizioni teoriche e offre nuove conferme all’ipotesi che la supernova osservata nel 1054 d.C. sia stata del tipo a cattura elettronica.

RCW 49 (Immagine NASA/JPL-Caltec/E.Churchwell (University of Wisconsin))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio riguardante una culla di stelle all’interno della nebulosa RCW 49. Un team di ricercatori coordinato dall’Università del Maryland ha usato dati ottenuti con il telescopio volante SOFIA combinandoli con altri ottenuti con altri strumenti per ottenere una ricostruzione tridimensionale di una gigantesca struttura di plasma caldo ionizzato che si sta espandendo attorno all’ammasso stellare aperto Westerlund 2. La principale “indiziata” come causa di quell’espansione è la stella WR 20a.