Telescopi

Il radiotelescopio CHIME (Foto cortesia CHIME)

Al 238° meeting della American Astronomical Society (AAS), tenuto nei giorni scorsi, sono stati presentati i risultati delle rilevazioni di lampi radio veloci grazie al radiotelescopio CHIME tra il 25 luglio 2018 e il 1 luglio 2019, il primo anno di ricerca con questo strumento. I ricercatori della collaborazione CHIME hanno rilevato 535 lampi radio veloci che includono 61 lampi da 18 fonti ripetute già conosciute. Il catalogo presentato in quest’occasione espande notevolmente il numero di lampi radio veloci conosciuti offrendo molte nuove informazioni su questi fenomeni ancora misteriosi. Le differenze tra le caratteristiche dei lampi singoli e quelli che si ripetono indicano ancor più di prima che ci sono almeno due meccanismi che li producono.

Alcune delle galassie osservate nel progetto PHANGS

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astrophysical Journal Supplement” presenta l’indagine PHANGS-ALMA con la mappatura di circa 100.000 culle stellari in 90 galassie nell’universo vicino. Un team di ricercatori ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per mappare nubi molecolari di gas e polveri in cui ci sono le condizioni adatte alla formazione di nuove stelle. I risultati di quest’indagine sono stati presentati al 238° meeting della American Astronomical Society tenuto nei giorni scorsi.

La radiogalassia CGCG 044-046 in un'elaborazione che mostra le rilevazioni di MeerKAT in bianco su un'immagine ottica della della Digital Sky Survey 2

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta una rivisitazione di radiogalassie scoperte 47 anni fa usando due dei radiotelescopi più potenti attualmente in servizio. Un team di ricercatori che ne include alcuni dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ha usato i radiotelescopi uGMRT e MeerKAT per condurre le nuove osservazioni. Il primo autore è l’astronomo Bernie Fanaroff, che cominciò lo studio delle radiogalassie e le classificò assieme all’astrofisica Julia Riley.

Il getto emesso dalla protostella Cep A HW2 visto dal VLA (Immagine Carrasco-Gonzalez et al., Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF)

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sulla protostella massiccia Cep A HW2 e in particolare sui getti di materiali da essa espulsi. Un team di ricercatori ha utilizato il VLA per catturare le migliore immagini ottenute finora di una protostella che alla fine della sua formazione sarà probabilmente circa 10 volte più massiccia del Sole. I dettagli dei getti espulsi indicano che hanno un’origine vicina alla stella che ha un ampio angolo per poi assottigliarsi quando la distanza aumenta, un processo chiamato collimazione. In protostelle di massa inferiore la collimazione dei getti avviene molto più vicino alla loro superficie. Capire il motivo di questa differenza aiuterà a capire meglio i processi di formazione stellare.

La galassia NGC 2276 (Immagine ESA/Hubble & NASA, P. Sell. Acknowledgement: L. Shatz)

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble mostra la galassia NGC 2276. Si tratta di una galassia a spirale che mostra alcune peculiarità dato che la sua forma risulta un po’ distorta e i colori che indicano la distribuzione delle stelle al suo interno ne rivelano una certa irregolarità. Il motivo di tutto ciò è l’interazione con una vicina, la galassia NGC 2300, la cui forza di gravità ha distorto alcuni dei bracci della spirale di NGC 2276. Un’altra interazione coinvolge anche il gas intergalattico che si trova nell’ammasso che include queste due galassie, che è si è scontrato con NGC 2276 innescando un elevato livello di formazione stellare su un lato esterno di questa galassia.