Telescopi

Il centro della Via Lattea visto da Chandra e MeerKAT

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio del centro della Via Lattea che rivela la presenza di filamenti di gas surriscaldati e campi magnetici. L’astronomo Q. Daniel Wang dell’Università del Massachusetts ad Amherst ha combinato i risultati di 370 osservazioni di varie parti di quell’area condotte con l’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA aggiungendovi osservazioni condotte usando il radiotelescopio MeerKAT. I risultati suggeriscono la possibilità di processi in atto che potrebbero essere dovuti a una fonte d’energia sconosciuta nel centro galattico.

Immagine di campo profondo (Immagine Dark Energy Survey/DOE/FNAL/DECam/CTIO/NOIRLab/NSF/AURA. Acknowledgments: T.A. Rector (University of Alaska Anchorage/NSF’s NOIRLab), M. Zamani (NSF’s NOIRLab) & D. de Martin (NSF’s NOIRLab))

29 articoli riportano vari aspetti dei risultati di una grande ricerca cosmologica sul più vasto campione di galassie, 226 milioni, mai osservato per produrre le misure più precise della composizione e della crescita dell’universo. Gli oltre 400 scienziati della collaborazione DES (Dark Energy Survey) hanno usato le immagini catturate dalla Dark Energy Camera nei primi tre anni del programma, partito nel 2013, per ricavare risultati. Lo scopo è di migliorare le nostre conoscenze dell’universo, in particolare la natura della materia oscura e dell’energia oscura.

La distriuzione delle 36 galassie nane attorno alla Via Lattea

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di 36 galassie nane che stanno mostrando contemporaneamente segni dell’inizio di una notevole attività di formazione stellare. Un team di ricercatori ha esaminato un gruppo di galassie nane osservate nel corso dell’indagine ANGST notando una simultanea accelerazione nell’attività di formazione stellare nonostante il fatto che sono separate anche da parecchi milioni di anni luce. Si tratta di un fenomeno che non ha spiegazioni nei modelli attuali dell’evoluzione delle galassie.

Le probabili galassie di origine dei lampi radio veloci catalogati come FRB 190714 (in alto) e FRB 180924 (in basso)

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la localizzazione dell’origine di otto lampi radio veloci rilevati tra il 2017 e il 2020. Un team di ricercatori coordinato dall’Università della California a Santa Cruz ha utilizzato il telescopio spaziale Hubble per compiere questo lavoro applicando un metodo già utilizzato per localizzare l’origine di altri fenomeni cosmici come supernove e lampi gamma. Questo risultato offre nuove informazioni su un fenomeno estremamente energetico come i lampi radio veloci, i quali emettono in un millisecondo una quantità di energia paragonabile a quella che il Sole emette in un anno. I risultati di questo studio sono compatibili con la teoria che li collega alle magnetar.

La cometa C/2016 R2 (PANSTARRS) e il relativo spettro (Immagine ESO/L. Calçada, SPECULOOS Team/E. Jehin, Manfroid et al.)

Due articoli pubblicati sulla rivista “Nature” riportano diversi studi sui materiali presenti nelle atmosfere delle comete, che risultano contenere ferro e nickel anche in quelle lontane dal Sole. Jean Manfroid, Damien Hutsemekers e Emmanuel Jehin hanno usato dati raccolti dallo spettrografo UVES del VLT dell’ESO in Cile per analizzare le atmosfere di varie comete rilevando la presenza sia di ferro che di nickel. Piotr Guzik e Michał Drahus hanno utilizzato lo spettrografo X-shooter, anch’esso del VLT, per esaminare in particolare la cometa interstellare 2I/Borisov rilevando la presenza di nickel. Sono risultati sorprendenti perché la sublimazione di metalli pesanti veniva ritenuta possibile solo vicino al Sole.