Telescopi

Farfarout (2018 AG37) visto il 15 gennaio 2018 dal telescopio Subaru (Immagine cortesia S. Sheppard)

Un team di astronomi ha annunciato di aver ottenuto osservazioni che confermano che 2018 AG37, soprannominato Farfarout, è il corpo celeste più lontano dal Sole all’interno del sistema solare. Scott Sheppard della Carnegie Institution for Science e i suoi colleghi Chad Trujillo e David Tholen sono specialisti nelle ricerche di corpi celesti nella Fascia di Kuiper e avevano individuato quest’oggetto già nel 2018. Tuttavia, la distanza è tale che c’erano incertezze sulle sue misurazioni e solo ora gli astronomi hanno annunciato che ora è a una distanza dal Sole stimata attorno a 132 volte quella della Terra. La sua distanza supera quella di 2018 VG18, soprannominato Farout, scoperto dagli stessi astronomi.

Sagittarius A East o semplicemente Sgr A East

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sui resti di supernova catalogati come Sagittarius A East o semplicemente Sgr A East. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con l’osservatorio per i raggi X Chandra della NASA e con il radiotelescopio VLA per studiare quei resti concludendo che sono stati generati da un raro tipo di supernova, quello di tipo Iax. I risultati possono aiutare gli astronomi a capire i diversi modi in cui una nana bianca può esplodere.

Concetto artistico di filamento di gas distorto da una stella

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta la rilevazione di un filamento di idrogeno lungo circa tremila miliardi di chilometri nel vicinato cosmico. Un team di ricercatori guidato da Yuanming Wang, una studentessa che sta lavorando al dottorato all’Università australiana di Sydney, e dal dottor Artem Tuntsov di Manly Astrophysics, hanno usato il radiotelescopio ASKAP per scoprire questo gas a bassissima temperatura a soli 13 anni luce dalla Terra. Negli ultimi anni molto gas che forma la materia barionica considerata mancante è stato scoperto in filamenti che uniscono diverse galassie, in questo caso è all’interno della Via Lattea e in termini astronomici molto vicino.

Concetto artistico della pulsar PSR J2039-5617 e della sua compagna (Immagine Knispel/Clark/Max Planck Institute for Gravitational Physics/NASA GSFC)

Due articoli pubblicati sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riportano diversi aspetti di studio che ha portato all’identificazione delle rare caratteristiche di una fonte di raggi gamma che è risultata essere una pulsar, catalogata come PSR J2039-5617. Due team con vari ricercatori in comune hanno usato i dati raccolti dal telescopio spaziale Fermi e altri strumenti e hanno contato sull’aiuto di astrofili che partecipano al progetto Einstein@Home per studiare la pulsar. Si tratta di un raro tipo di pulsar perché appartiene alla classe millisecondo e anche a quella cosiddetta redback, che ha una nana rossa come compagna.

Concetto artistico di Swift J1818.0-1607 con il suo campo magnetico (Immagine cortesia OzGrav, Carl Knox)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio sulla magnetar Swift J1818.0-1607 che ne descrive il comportamento, più complesso del previsto. Un team di ricercatori guidato da Marcus Lower della Swinburne University of Technology in Australia l’ha osservata tra maggio e ottobre 2020 con il radiotelescopio Parkes notando che le sue emissioni variavano da quella di una magnetar a quella di una pulsar alternando comportamenti tipici di questi due tipi di stella di neutroni. Alla fine si è stabilizzata nello stato di magnetar e ciò può offrire informazioni sull’evoluzione di questi strani oggetti.