Telescopi

L'ammasso galattico attorno a HDF850.1

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta la scoperta dell’ammasso galattico in formazione più densamente popolato nell’universo primordiale. Un team di ricercatori ha usato lo strumento OSIRIS del Gran Telescopio Canarias (GTC) per osservare un’area attorno alla galassia HDF850.1, già ben conosciuta perché al centro di varie ricerche, scoprendo altre protogalassie. Noi vediamo quelle galassie com’erano circa 12,5 miliardi di anni fa, quando l’universo era molto giovane, perciò si tratta di una scoperta ottima per studiare la nascita e l’evoluzione delle più grandi strutture dell’universo.

Il sistema di SU Aurigae (mmagine ESO/Ginski et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta una ricerca sulla giovanissima stella SU Aurigae, o semplicemente SU Aur, e sul disco protoplanetario attorno ad essa. Un team di ricercatori ha utilizzato nuove osservazioni condotte con lo strumento SPHERE sul VLT combinandole con vecchie osservazioni condotte con lo strumento NaCo, sempre sul VLT, con il telescopio spaziale Hubble e con il radiotelescopio ALMA per studiare il disco. Esso possiede una sorta di coda di polvere che arriva da una nebulosa che probabilmente è il risultato di una collisione tra la stella e una nube di gas e polveri.

La cometa P/2019 LD2 vista da Hubble (Immagine NASA, ESA, STScI, B. Bolin (IPAC/Caltech))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta una descrizione delle caratteristiche della cometa P/2019 LD2. Un team di ricercatori ha utilizzato osservazioni condotte con vari telescopi spaziali e al suolo per esaminare P/2019 LD2 durante il suo passaggio vicino al pianeta Giove che l’ha portata vicina agli asteroidi troiani al punto che inizialmente era stata scambiata per uno di essi.

I resti della supernova SN 1987A visti dal telescopio spaziale NuSTAR e dall'Osservatorio per i raggi X Chandra assieme a un'illustrazione della pulsar che alimenta una nebulosa del tipo pulsar wind nebula

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta nuove prove che una stella di neutroni si è formata dopo la supernova SN 1987A. Un team di ricercatori guidato da Emanuele Greco, dottorando dell’Università di Palermo e associato all’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) ha utilizzato osservazioni condotte con l’Osservatorio per i raggi X Chandra e il telescopio spaziale NuSTAR, entrambi della NASA, per individuare emissioni che sono compatibili con una cosiddetta pulsar wind nebula, una nebulosa che emette raggi X alimentata da una pulsar, che è appunto un tipo di stella di neutroni, al suo interno.

L'ammasso globulare NGC 6397 visto da Hubble (Immagine NASA, ESA, and T. Brown and S. Casertano (STScI) Acknowledgement: NASA, ESA, and J. Anderson (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta prove della presenza di un gruppo di buchi neri nell’ammasso globulare NGC 6397. Eduardo Vitral e Gary A. Mamon dell’Institut d’Astrophysique de Paris (IAP) hanno usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble e la sonda spaziale Gaia per studiare il nucleo di NGC 6397 aspettandosi di trovare prove della presenza di un buco nero di massa intermedia che costituiva una massa nascosta ma le analisi dei movimenti delle stelle all’interno dell’ammasso hanno indicato la presenza di vari buchi neri di massa stellare.