Satelliti

Il satellite Sentinel-3B al decollo su un razzo vettore Rockot (Foto ESA - S. Corvaja)

Poche ore fa il satellite Sentinel-3B, parte del programma GMES / Copernicus, è stato lanciato dal cosmodromo russo di Plesetsk su un razzo vettore Rockot. Dopo circa un’ora e mezza si è separato dall’ultimo stadio del razzo, chiamato Breeze KM, ha cominciato a comunicare con il centro controllo e a dispiegare i pannelli solari. La sua orbita finale è di tipo eliosincrono, che significa che passerà sopra una certa area della Terra sempre alla stessa ora locale, con un’altitudine di circa 815 chilometri.

Il satellite JPSS-1 al decollo su un razzo Delta 2 (Immagine NASA TV)

Poco fa satellite JPSS-1 è stato lanciato su un razzo vettore Delta 2 nella configurazione 7920 dalla base di Vandenberg. Dopo quasi un’ora si è separato con successo dall’ultimo stadio del razzo ed è entrato in un’orbita eliosincrona, che significa che sorvolerà ogni area della superficie terrestre sempre alla stessa ora locale, a un’altitudine di circa 824 chilometri.

Il satellite Sentinel-5P al decollo su un razzo vettore Rockot (Foto ESA)

Poco fa, il satellite Sentinel-5P del programma Copernicus / GMES, è stato lanciato dal cosmodromo russo di Plesetsk su un razzo vettore Rockot con uno stadio superiore Briz-KM. Il satellite si è regolarmente separato dall’ultimo stadio del razzo e dopo circa un’ora e mezza ha cominciato a inviare segnali.

Il satellite Sentinel-5P, dove la “P” sta per Precursor, è il primo della costellazione Copernicus dedicato al monitoraggio dell’atmosfera. Il termine Precursor è dovuto al fatto che è il precursore del futuro satellite Sentinel-5 e rappresenta un passo avanti rispetto a Envisat. Andrà a complementare i satelliti meteorologici MetOp di EUMETSAT e a lavorare in coordinazione con la missione americana Suomi-NPP, iniziata nel 2011 con scopi simili.

Modello del campo magnetico terrestre (Immagine ESA)

L’ESA ha pubblicato la mappa più dettagliata mai creata del campo magnetico terrestre utilizzando i dati raccolti in tre anni della missione dei suoi tre satelliti Swarm. Per questo lavoro, sono stati utilizzati anche i dati raccolti dal satellite tedesco CHAMP (CHAllenging Minisatellite Payload) nel decennio scorso e nuove tecniche di modellazione. Il risultato è stato l’estrazione dei piccoli segnali magnetici dalla crosta terrestre.