Il cargo spaziale Dragon lascia la Stazione Spaziale Internazionale per concludere la missione CRS-16 (Immagine NASA TV)

Poco fa la navicella spaziale Dragon di SpaceX ha concluso la sua missione CRS-16 (Cargo Resupply Service 16) per conto della NASA ammarando senza problemi nell’Oceano Pacifico a poco più di 420 km dalle coste della California. La Dragon aveva lasciato la Stazione Spaziale Internazionale qualche ora fa, nella notte italiana.

Poco dopo l’ammaraggio, le navi di SpaceX sono andate a recuperare la Dragon per trasportarla fino alla costa. I carichi riportati sulla Terra verranno consegnati alla NASA entro 48 ore circa. La navicella spaziale Dragon aveva raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale l’8 dicembre 2018.

Un'esplosione cosmica ha diverse interpretazioni

Due articoli, uno in pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” e uno sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society”, descrivono studi di un evento anomalo e di un oggetto catalogati come AT2018cow e quindi soprannominati “The Cow” (la mucca). Secondo un team guidato da Raffaella Margutti della Northwestern University, che ha prodotto l’articolo in pubblicazione su “The Astrophysical Journal”, potrebbe essere una supernova anomala, decine di volte più luminosa del normale che ha generato un buco nero o una stella di neutroni, mentre secondo un altro team guidato da Paul Kuin dello University College London (UCL), che ha prodotto l’articolo in pubblicazione su “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society”, potrebbe essere un buco nero che ha distrutto una stella.

Scoperto il quasar più brillante nell'universo primordiale

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta del quasar più luminoso dell’universo primordiale. Un team di ricercatori che include Marco Bonaglia dell’INAF di Firenze ha usato osservazioni del telescopio spaziale Hubble e di alcuni telescopi al suolo per individuare la galassia catalogata come J043947.08+163415.7 a una distanza di circa 12,8 miliardi di anni luce dalla Terra. Il buco nero supermassiccio al suo centro è circondato da molti materiali che emettono l’enorme quantità di luce che permette di individuarlo anche a quell’enorme distanza ma solo grazie a un effetto di lente gravitazionale. Quell’attività risale a quasi un miliardo di anni dopo il Big Bang.

Concetto artistico della cristallizzazione di una nana bianca (Immagine cortesia University of Warwick/Mark Garlick)

Un articolo pubblicato su “Nature” riporta le prove che nelle nane bianche ossigeno e carbonio cristallizzano lentamente a partire dal nucleo. Un team di ricercatori ha utilizzato dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA che includono distanza, luminosità e colore di centinaia di migliaia di nane bianche analizzando oltre 15.000 candidate entro i 300 anni luce di distanza dalla Terra per raccogliere le prove del processo di cristallizzazione. Si tratta della prima verifica di una predizione risalente all’inizio degli anni ’60.

Concetto artistico di esopianeta K2-288Bb con la sua stella e l'altra nana rossa in lontananza (Immagine NASA's Goddard Space Flight Center/Francis Reddy)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” descrive lo studio dell’esopianeta K2-288Bb, scoperto tra le osservazioni compiute dal telescopio spaziale Kepler della NASA con l’aiuto di astronomi dilettanti grazie al progetto Exoplanet Explorers. Adina Feinstein, una studentessa dell’Università di Chicago e prima autrice dell’articolo, ha presentato i risultati al 223° meeting della Società Astronomica Americana tenuto a Seattle.