1E 0102.2-7219 (Immagine NASA, ESA, and J. Banovetz and D. Milisavljevic (Purdue University))

Un articolo in fase di revisione per essere pubblicato riporta uno studio sui resti di supernova catalogati come 1E 0102.2-7219 che ne stimano il luogo d’origine e la sua età. Un team di ricercatori guidato da John Banovetz e Danny Milisavljevic della Purdue University di West Lafayette, nell’Indiana, negli USA, ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble per ricostruire la storia di quella supernova avvenuta nella Piccola Nube di Magellano. La conclusione è che la luce dell’esplosione della stella progenitrice raggiunse la Terra circa 1.700 anni fa.

La galassia ESO 253-G003 vista dallo strumento MUSE (Immagine Michael Tucker (University of Hawai’i) and the AMUSING survey)

Un articolo in fase di revisione per essere pubblicato riporta uno studio sulla galassia ESO 253-G003 che la classifica tra quelle dotate di un nucleo galattico attivo che sta consumando una stella che orbita attorno al buco nero supermassiccio centrale. Un team di ricercatori guidato da Anna Payne dell’università delle Hawaii ha utilizzato osservazioni condotte con vari telescopi per studiare il fenomeno, catalogato come ASASSN-14ko, rilevando una serie di esplosioni cosmiche regolari che sono state interpretate come emissioni di energia legate al passaggio di una stella troppo vicino al buco nero, che a ogni orbita ne distrugge una parte.

Il cargo spaziale Dragon lascia la Stazione Spaziale Internazionale (Immagine NASA TV)

Poche ore fa la navicella spaziale Dragon di SpaceX ha concluso la sua missione CRS-21 (Cargo Resupply Service 21) per conto della NASA ammarando senza problemi nel Golfo del Messico, al largo delle coste della Florida. La Dragon aveva lasciato la Stazione Spaziale Internazionale martedi. Per SpaceX, era la prima missione del secondo contratto con la NASA per trasportare rifornimenti alla Stazione con la nuova versione del cargo Dragon, la prima ad ammarare vicino alla costa orientale degli USA invece che nell’Oceano Pacifico.

Concetto artistico della galassia ID2299 (Immagine ESO/M. Kornmesser)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio su una galassia massiccia nell’universo lontano nella quale una fusione galattica sembra aver inibito la formazione stellare. Un team di ricarcatori guidato da Annagrazia Puglisi, ricercatrice postdoc del Centro di astronomia extragalattica della Durham University, ha usato il radiotelescopio ALMA per esaminare la galassia catalogata come ID2299 trovando un’attività di formazione stellare nelle sue regioni centrali mentre un’enorme quantità di gas è stata espulsa togliendo la possibilità di formare nuove stelle.

Sistemi di fusione galattica: in alto ci sono le galassie NGC 3256, NGC 1614 e NGC 4194; in basso ci sono le galassie NGC 3690, NGC 6052 e NGC 34.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta una ricerca sul tasso di formazione stellare in sistemi di fusione galattica. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble all’interno dell’indagine Hubble imaging Probe of Extreme Environments and Clusters (HiPEEC) per studiare l’influenza di una fusione galattica sulla formazione stellare, in particolare di interi ammassi stellari. L’ESA ha pubblicato una composizione di sei sistemi di questo tipo.