Il cargo spaziale Dragon lascia la Stazione Spaziale Internazionale per concludere la missione CRS-17 (Immagine NASA)

Poche ore fa la navicella spaziale Dragon di SpaceX ha concluso la sua missione CRS-17 (Cargo Resupply Service 17) per conto della NASA ammarando senza problemi nell’Oceano Pacifico a poco più di 325 km dalle coste della California. La Dragon aveva lasciato la Stazione Spaziale Internazionale qualche ora fa, nella notte italiana.

Poco dopo l’ammaraggio, le navi di SpaceX sono andate a recuperare la Dragon per trasportarla fino alla costa. I carichi riportati sulla Terra verranno consegnati alla NASA entro 48 ore circa. La navicella spaziale Dragon aveva raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale il 6 maggio 2019.

Un panorama stellare tra le regioni Cepheus C e Cepheus B

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio di un’area contenente una serie di ammassi stellari che hanno un’origine comune anche se la loro formazione ha avuto tempi un po’ diversi nelle varie regioni. Un team di ricercatori ha usato il telescopio spaziale Spitzer e l’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA per esaminare i tanti oggetti diversi presenti tra le regioni conosciute come Cepheus C e Cepheus B e mappare l’ammasso chiamato Cep OB3b.

Concetto artistico dell'esopianeta NGTS4b e della sua stella (Immagine cortesia University of Warwick/Mark Garlick)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta la scoperta di un esopianeta che appartiene alla classe dei mini-Nettuno in un’orbita vicina alla sua stella, dove un pianeta di quel tipo non dovrebbe esistere, tanto che viene chiamata deserto nettuniano. Un team di astronomi coordinato dall’Università di Warwick ha usato l’array di telescopi Next-Generation Transit Survey (NGTS) in Cile per individuare l’esopianeta, che di conseguenza è stato catalogato come NGTS-4b. Potrebbe essersi avvicinato alla sua stella oppure in origine era più grande ma parte della sua atmosfera è stata consumata dalla radiazione stellare.

Il meteorite Nakhla (Foto NASA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Geochimica & Cosmochimica Acta” riporta le prove che sul pianeta Marte sono esistite sorgenti idrotermali e un’atmosfera ben più densa di quella attuale fino a poco più di un miliardo di anni fa. Un team di ricercatori guidato dal geologo planetario Nicola Mari dell’Università di Glasgow ha studiato 5 delle 20 meteoriti marziane del gruppo delle nakhiliti identificate sulla Terra analizzando in particolare gli isotopi di zolfo trovando tracce di sorgenti idrotermali e di un’atmosfera densa fino a circa 1,3 miliardi di anni fa. Un ambiente in grado di sostenere forme di vita simili a quelle terrestri esisteva ancora a quell’epoca, oltre due miliardi più tardi di quanto si pensasse.

Eruzione solare (Immagine SDO/NASA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta l’osservazione di una gigantesca espulsione di massa coronale, un’enorme eruzione stellare in cui una quantità enorme di materiali viene emessa, da parte della stella HR 9024. Un team di ricercatori guidato da Costanza Argiroffi dell’Università di Palermo e associata INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha usato dati raccolti dall’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA per trovare le tracce dell’espulsione di una massa che è circa diecimila volte superiore a quella degli eventi analoghi più potenti generati dal Sole.