Buchi neri

Il processo che è stato definito di nutrimento nucleare del buco nero supermassiccio della galassia NGC 1566

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio sul processo di alimentazione del buco nero supermassiccio al centro della galassia NGC 1566. Un team di ricercatori guidato da Almudena Prieto dell’Instituto di Astrofísica delle Canarie (IAC) ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble, il VLT e il radiotelescopio ALMA in Cile per riuscire a visualizzare filamenti di polvere interstellare che si separano e successivamente si dirigono verso il buco nero supermassiccio, a cui si avvicinano in una traiettoria a spirale che alla fine li porta a essere inghiottiti. Quei filamenti potrebbero oscurare il centro di molte galassie con nuclei galattici attivi.

Centaurus A ad alta risoluzione nel riquadro sovrapposta a un'immagine della galassia che ospita il buco nero supermassiccio

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta osservazioni dei getti emessi dal buco nero supermassiccio al centro della radiogalassia Centaurus A con dettagli mai visti prima grazie alla combinazione di diversi radiotelescopi. Un team di ricercatori che include la collaborazione Event Horizon Telescope (EHT) ha usato la stessa tecnica che ha permesso di ottenere la storica immagine dell’area attorno al buco nero supermassiccio al centro della galassia M87. Le osservazioni di Centaurus A sono avvenute nel 2017 e ora sono arrivati i risultati, in particolare i dettagli dei getti.

L'area centrale della Via Lattea con SgrA*

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio su Sagittarius A*, o SgrA*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea, osservato durante brillamento dopo che ha inghiottito gas e polveri in quantità. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte simultaneamente nel 2019 con lo strumento GRAVITY sull’interferometro del VLT dell’ESO e con i telescopi spaziali Spitzer, NuSTAR e Chandra per ottenere i dati agli infrarossi e ai raggi X del brillamento. Ciò ha permesso di creare un modello dettagliato di quel tipo di brillamento.

Una vista del cielo con Palomar 5 in alto al centro

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio sull’ammasso stellare Palomar 5 il quale indica che fra un miliardo di anni al suo interno saranno rimasti solo buchi neri. Un team di ricercatori guidato dal professor Mark Gieles dell’Università di Barcellona ha studiato quest’ammasso antico e dalla densità molto bassa conducendo una serie di simulazioni per cercare di prevederne il futuro. Il numero di buchi neri al suo interno è già oggi superiore alla media ed è soggetto a interazioni gravitazionali con la conseguenza che nel lontano futuro le sue dimensioni aumenteranno e vi rimarranno solo buchi neri.

Concetto artistico di fusione di un buco nero con una stella di neutroni (Immagine cortesia Carl Knox, OzGrav - Swinburne University)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la rilevazione delle onde gravitazionali emesse da due casi di fusione di un buco nero con una stella di neutroni. Gli scienziati delle collaborazioni LIGO, Virgo e KAGRA hanno esaminato i dati raccolti dai rivelatori Advanced LIGO e Advanced Virgo per trovare prove di questo tipo di fusione in due eventi del gennaio 2020. In precedenza, c’erano stati altri candidati ma i dati lasciavano vari dubbi sulla natura degli oggetti che si erano fusi.