Buchi neri

Concetto artistico del quasar SDSS J135246.37+423923.5 e della galassia che lo ospita

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperto del deflusso più carico di energia proveniente da un quasar lontano, per la precisione da quello catalogato come SDSS J135246.37+423923.5. Un team di ricercatori ha utilizzato il telescopio Gemini Nord alle Hawaii per compiere le osservazioni necessarie ed è stato necessario impiegare un nuovo sistema di modellazione al computer per interpretare quella che è stata definita una tempesta extragalattica nascosta in bella vista per 15 anni. Il deflusso, una sorta di vento cosmico, viaggia a una velocità che è quasi il 13% di quella della luce con un forte impatto sulla formazione stellare nella galassia che ospita il quasar.

Il blazar 3C 279

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la creazione di immagini del blazar 3C 279 da parte della collaborazione Event Horizon Telescope (EHT). Un anno dopo la presentazione della fotografia dell’area attorno al buco nero supermassiccio al centro della galassia Virgo A, conosciuta anche come M87, la collaborazione internazionale che ha usato una serie di radiotelescopi per ottenere l’immagine astronomica più dettagliata della storia di un oggetto lontano milioni di anni luce offre i risultati di un’altra campagna di osservazione. Anche stavolta l’attenzione è stata dedicata a un oggetto di quel tipo ma 3C 279 è lontano circa cento volte Virgo A. Nonostante ciò, EHT ha catturato i dettagli più nitidi mai ottenuti di un getto relativistico prodotto da un buco nero supermassiccio, di cui è stato possibile anche rintracciare l’origine.

3XMM J215022.4−055108 nel cerchietto (Immagine NASA, ESA, and D. Lin (University of New Hampshire)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta delle migliori prove finora trovate dell’esistenza di buchi neri di massa intermedia. Un team di ricercatori guidati da Dacheng Lin dell’Università del New Hampshire ha usato il telescopio spaziale Hubble per uno studio mirato basato su dati raccolti ai raggi X da altri telescopi spaziali che avevano osservato la fonte catalogata come 3XMM J215022.4-055108. Il risultato è che questa fonte si trova in un ammasso stellare denso alla periferia di un’altra galassia e le caratteristiche indicano che si tratta di un buco nero di massa intermedia con una massa oltre 50.000 volte quella del Sole.

Il quasar MG J0414+0534

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta l’osservazione di getti di particelle cariche provenienti da un buco nero supermassiccio che interagiscono con nubi di gas attorno ad essi nel quasar MG J0414+0534, distante circa 11 miliardi di anni luce. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ALMA per osservare quel quasar ma i dettagli sono stati rilevati grazie a un effetto di lente gravitazionale generato da una galassia tra il quasar e la Terra. L’interazione tra getti e nubi suggerisce che l’attività del quasar nelle onde radio sia allo stadio iniziale e quindi utile per capire meglio i primi stadi di evoluzione delle galassie che ospitano un quasar nell’universo primordiale.

Illustrazione del meccanismo di crescita rapida dei buchi neri supermassicci

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio su un possibile meccanismo di crescita rapida dei buchi neri supermassicci che potrebbe spiegare la loro presenza quando l’universo era molto giovane. Lo studente della SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) Lumen Boco e il suo supervisore Andrea Lapi hanno creato un nuovo modello basato su un processo già considerato importante come l’attrito dinamico nel mezzo gassoso applicandolo a fusioni multiple.