Buchi neri

La galassia Arp 220 vista dal telescopio spaziale James Webb

Un’immagine (NASA, ESA, CSA, STScI. Elaborazione: Alyssa Pagan (STScI)) catturata dal telescopio spaziale James Webb ritrae Arp 220, una galassia che è il risultato, ancora non del tutto completato, di una fusione galattica. Intensi processi sono in atto all’interno di questa nuova galassia come conseguenza, a cominciare da una notevole attività di formazione stellare. Le emissioni di raggi X rilevate da altri strumenti suggeriscono la presenza di un nucleo galattico attivo. Si tratta di attività legate alla sua natura di galassia ultraluminosa all’infrarosso le cui emissioni hanno permesso a Webb di cogliere molti nuovi dettagli.

I due quasar di SDSS J0749+2255 visti da Hubble (Immagine NASA, ESA, Yu-Ching Chen (UIUC), Hsiang-Chih Hwang (IAS), Nadia Zakamska (JHU), Yue Shen (UIUC) )

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la scoperta di una coppia di galassie in fase di fusione catalogata come SDSS J0749+2255 che ha la peculiarità di ospitare un doppio quasar. Un team di ricercatori guidati dall’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign ha usato vari telescopio spaziali e al suolo per studiare SDSS J0749+2255 di ottenere osservazioni abbastanza dettagliate da distinguere i due quasar, che sono entrambi estremamente brillanti. La difficoltà in queste osservazioni è data anche dal fatto che questa coppia è molto lontana e la vediamo com’era quando l’universo aveva circa tre miliardi di anni e la distanza tra i due buchi neri supermassicci che alimentano i rispettivi quasar è solamente di circa diecimila anni luce.

Il telescopio spaziale Hubble ha osservato la galassia Z 229-15 e la sua peculiare combinazione di caratteristiche

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble mostra la galassia Z 229-15. Una combinazione degli strumenti Advanced Camera for Surveys (ACS) e Wide Field Camera 3 (WFC3) con tre filtri diversi è stata usata per ottenere osservazioni che includono emissioni ultraviolette, ottiche e nell’infrarosso vicino. Z 229-15 è una galassia che sfugge a semplici criteri di classificazione perché ha un insieme di caratteristiche che non si trovano normalmente assieme. Il risultato è che corrisponde a diverse definizioni mostrando come a volte classi e sottoclassi di galassie non hanno confini precisi ma ci possono essere intersezioni che rendono valide diverse classificazioni.

Gli anelli di polvere generati dal lampo gamma GRB221009A visti dal telescopio spaziale XMM-Newton (Immagine ESA/XMM-Newton/M. Rigoselli (INAF))

Un numero speciale della rivista “The Astrophysical Journal Letters” è dedicato al lampo gamma catalogato come GRB221009A, indicato fin dalle prime stime delle sue caratteristiche come il lampo gamma del secolo. Diversi team di ricercatori hanno condotto vari tipi di analisi dei dati raccolti da molti strumenti che hanno rilevato in parecchie bande elettromagnetiche le emissioni provenienti da GRB221009A e dal cosiddetto afterglow, cioè i residui delle sue emissioni. L’enorme mole di dati indica che si tratta del più potente lampo gamma mai osservato e offre nuove informazioni su questi fenomeni estremamente energetici. In questo caso, si è trattato di un lampo gamma lungo, probabilmente generato dal collasso del nucleo di una stella massiccia e dalla successiva nascita di un buco nero.

La stella X3a nel suo guscio di gas e polveri (Immagine cortesia Florian Peißker)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di una stella molto giovane e massiccia, catalogata come X3a, in un ambiente in cui non dovrebbe poter esistere dato che orbita attorno a Sagittarius A*, o semplicemente Sgr A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Un team di ricercatori guidato da Florian Peißker dell’Istituto di astrofisica dell’Università di Colonia, in Germania, ha usato diversi strumenti per individuare X3a.

Secondo i ricercatori, la stella dev’essersi formata in una nube più lontana da Sagittarius A* per poi essere attratta da esso. Ciò suggerisce un modello di formazione stellare vicino a un ambiente in cui le condizioni sembrano impossibili.