Galassie

Una porzione di cielo fotografata dallo strumento NIRCam del telescopio spaziale James Webb con la galassia GN-z11 nel riquadro

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e uno accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics”, riportano diversi aspetti di uno studio della galassia GN-z11, una delle più distanti conosciute, che ha rivelato la presenza del più distante e antico buco nero trovato finora. Un team di ricercatori guidato da Roberto Maiolino dell’Università di Cambridge ha usato il telescopio spaziale James Webb per esaminare GN-z11 trovando le tracce dell’attività del buco nero supermassiccio al suo centro. Quelle tracce indicano che esso sta divorando la materia circostante a una notevole velocità. Analisi spettroscopiche hanno mostrato la presenza di un grumo di elio nell’alone che circonda GN-z11 e nessun elemento pesante e ciò suggerisce che in quell’alone possano formarsi stelle di prima generazione.

La regione di cielo in cui si trova il quasar J0529-4351. È stata creta da immagini che formano parte della Digitized Sky Survey 2 mentre il riquadro mostra al centro la posizione di questo quasar in un'immagine della Dark Energy Survey.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta l’identificazione del quasar più luminoso e vorace scoperto finora, catalogato come J0529-4351. Un team di ricercatori ha usato vari strumenti per capire che non si trattava di una stella vicina bensì di un quasar primordiale che vediamo com’era oltre 12 miliardi di anni fa.

I ricercatori hanno stimato che la massa del buco nero supermassiccio che lo alimenta sia circa 17 miliardi di volte quella del Sole e sta divorando i materiali che lo circondano a un ritmo elevatissimo, circa la massa del Sole ogni giorno. Lo studio di questo quasar primordiale da record può aiutare la ricostruzione della storia dell’universo primordiale e i processi che hanno portato a farlo diventare com’è oggi.

Mosaico delle 19 galassie a spirale studiate dal progetto PHANGS

Le immagini di 19 galassie a spirale catturate dal telescopio spaziale James Webb sono state rilasciate all’interno del progetto PHANGS (Physics at High Angular resolution in Nearby GalaxieS). Si tratta di galassie distanti fino a 65 milioni di anni luce che vediamo di piatto e ciò permette di osservare al meglio le stelle al loro interno, una situazione ottimale per un progetto concentrato sui processi di formazione stellare. Gli strumenti NIRCam (Near-Infrared Camera) e MIRI (Mid-Infrared Instrument) di Webb sono stati impiegati per coprire l’infrarosso vicino e medio ottenendo molti nuovi dettagli.

LEDA 60847 (Immagine NASA/ESA/A. Barth (University of California - Irvine)/M. Koss (Eureka Scientific Inc.)/A. Robinson (Rochester Institute of Technology)/Processing: Gladys Kober (NASA/Catholic University of America))

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble mostra LEDA 60847, un gruppo di galassie interagenti. La galassia più grande ha un nucleo galattico attivo con un buco nero supermassiccio circondato da materiali che vengono scaldati al punto da generare le emissioni elettromagnetiche dietro alla sua luminosità. Questa galassia sta interagendo con le sue vicine e in un tempo molto lungo formeranno un’unica galassia più grande.

Alcuni esempi delle galassie osservate durante l'indagine Cosmic Evolution Early Release Science (CEERS)

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di osservazioni di galassie primordiali che mostrano strane forme, decisamente diverse da quelle a cui siamo abituati e paragonate a banane e perfino a grissini. Un team di ricercatori guidato da Viraj Pandya della Columbia University ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb all’interno dell’indagine CEERS dalle quali hanno ricavato immagini di galassie che risalgono a un periodo aveva tra 600 milioni e 6 miliardi di anni dopo il Big Bang.