Lune

Io e Giove

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Planetary Science Journal” riporta uno studio su Io, uno dei satelliti di Giove, che riguarda in particolare i suoi vulcani. Un team di ricercatori guidato dall’astronoma Imke de Pater dell’università di Berkeley, negli USA, ha usato il radiotelescopio ALMA per esaminare l’atmosfera di Io quando entra ed esce dall’ombra di Giove, un fenomeno che viene chiamato eclissi. Ciò perché durante un’eclissi non riceve luce solare, le temperature calano al punto che solo l’anidride solforosa emessa dai vulcani è abbastanza calda da non solidificarsi. La conclusione è che tra il 30% e il 40% dell’atmosfera di Io è generato dall’attività vulcanica. I ricercatori hanno anche rilevato che alcuni vulcani emettono non composti di zolfo bensì cloruro di potassio.

Laghi su Titano

Un articolo pubblicato sulla rivista “The American Astronomical Society” riporta uno studio sui laghi di idrocarburi esistenti su Titano, la grande luna di Saturno, mostrandone le similitudini con i laghi terrestri. Un team di ricercatori guiato da Jordan Steckloff ha analizzato dati raccolti dalla sonda spaziale Cassini scoprendo che i laghi di Titano composti da metano, etano e azoto formano strati simili a quelli terrestri. I meccanismi di stratificazione sono diversi perché sulla Terra gli strati sono la conseguenza della temperatura mentre su Titano esistono a causa delle particolari interazioni chimiche tra i liquidi in superficie e l’atmosfera.

Viste di Encelado

Un articolo pubblicato sulla rivista “Icarus” riporta uno studio sulla crosta ghiacciata sulla superficie di Encelado, la luna di Saturno che ha un oceano di acqua liquida sotto la crosta. Un team di ricercatori ha analizzato dati raccolti dallo strumento Visible and Infrared Mapping Spectrometer (VIMS) della sonda spaziale Cassini per ottenere la mappa agli infrarossi più dettagliata della superficie di Encelado. La mappa mostra una chiara correlazione tra emissioni infrarosse riflesse e attività geologica e in alcune aree il ghiaccio sulla superficie risulta essere recente.

Le lune di Urano viste da Herschel

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta i risultati di una ricerca sulle cinque maggiori lune del pianeta Urano. Un team di ricercatori guidato da Örs H. Detre del Max Planck Institute for Astronomy (MPIA) di Heidelberg, in Germania, ha analizzato dati raccolti dall’Osservatorio spaziale Herschel dell’ESA usando una nuova tecnica che ha permesso di ottenere nuove informazioni dai deboli segnali ottenuti in passato per determinare le caratteristiche fisiche delle lune Titania, Oberon, Umbriel, Ariel e Miranda. I risultati indicano che esse sono simili ai pianeti nani trans-nettuniani mentre sono diverse da altre lune di Urano lasciando aperta la possibilità che siano state catturate dal pianeta dopo la loro formazione.

Il campione Troctolite 76535

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta le prove di notevoli impatti sulla Luna primordiale, almeno 4,33 miliardi di anni fa. Un team di ricercatori ha compiuto uno studio in particolare sul campione catalogato come Troctolite 76535, prelevato nel corso della missione Apollo 17 nel 1972 e riportato sulla Terra. Questo campione contiene tracce di zirconia cubica, una forma cristallina dell’ossido di zirconio che si forma oltre i 2370° Celsius, una temperatura che poteva essere raggiunta solo in seguito a violenti impatti che potrebbero aver contribuito alla formazione della superficie lunare.