Materia oscura

L'Oggetto di Hamilton visto da Hubble

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta una soluzione a un mistero astronomico riguardante due galassie che sembravano l’immagine speculare l’una dell’altra e sono risultate essere due immagini della stessa galassia separate a causa di una lente gravitazionale. Un team di ricercatori guidato da Richard Griffiths dell’Università delle Hawaii a Hilo ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble per ottenere informazioni sufficienti a capire la natura di quello che è stato chiamato Oggetto di Hamilton perché scoperto dall’astronomo Timothy Hamilton. Nel frattempo, una terza immagine della galassia era stata scoperta, visibile in un’altra area del cielo sempre grazie alla lente gravitazionale.

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Jourrnal Letters” riporta un modello della formazione dei buchi neri supermassicci che spiega la rapida crescita di quelli osservati nell’universo primordiale. Wei-Xiang Feng, Hai-Bo Yu e Yi-Ming Zhong propongono un modello in cui i cosiddetti semi da cui si formano questi giganteschi buchi neri vengono generati da un alone di materia oscura auto-interagente. Secondo questo modello, il collasso che forma il seme viene accelerato dalla materia barionica, quella comune, uno scenario unificato tra i due tipi di materia.

La galassia NGC1052-DF2 (Immagine NASA, ESA, Z. Shen and P. van Dokkum (Yale University), and S. Danieli (Institute for Advanced Study))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta una misurazione precisa della distanza della galassia NGC1052-DF2 che è stata usata per confermare che è quasi priva di materia oscura, un’anormalia notevole. Un team di ricercatori guidato da Pieter van Dokkum della Yale University ha usato il telescopio spaziale Hubble per osservare le giganti rosse alla periferia di NGC1052-DF2 usandole come “candele standard” sfruttando il fatto che raggiungono tutte lo stesso picco di luminosità. Capire perché in questa galassia vengano rilevati pochissimi degli effetti gravitazionali attribuiti alla materia oscura può offrire nuovi indizi sulla sua natura.

Immagine di campo profondo (Immagine Dark Energy Survey/DOE/FNAL/DECam/CTIO/NOIRLab/NSF/AURA. Acknowledgments: T.A. Rector (University of Alaska Anchorage/NSF’s NOIRLab), M. Zamani (NSF’s NOIRLab) & D. de Martin (NSF’s NOIRLab))

29 articoli riportano vari aspetti dei risultati di una grande ricerca cosmologica sul più vasto campione di galassie, 226 milioni, mai osservato per produrre le misure più precise della composizione e della crescita dell’universo. Gli oltre 400 scienziati della collaborazione DES (Dark Energy Survey) hanno usato le immagini catturate dalla Dark Energy Camera nei primi tre anni del programma, partito nel 2013, per ricavare risultati. Lo scopo è di migliorare le nostre conoscenze dell’universo, in particolare la natura della materia oscura e dell’energia oscura.

Concetto artistico di buco nero supermassiccio circondato da galassie in una ragnatela cosmica (Immagine ESO/L. Calçada)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics Letters” riporta uno studio su un gruppo di sei galassie che circondano un buco nero supermassiccio i quali risalgono a un’epoca primordiale in cui l’universo aveva meno di un miliardo di anni. Un team di ricercatori guidato da Marco Mignoli dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Bologna che include altri scienziati dell’INAF ha usato il Very Large Telescope (VLT) dell’ESO e il Large Binocular Telescope (LBT) per osservare quella struttura che è risultata complessa in quanto include filamenti di materia che si estendono per una distanza oltre 300 volte le dimensioni della Via Lattea. Il gas che si addensa in quella struttura forma quelli che sono stati paragonati ai fili di una ragnatela e quel gas potrebbe essere il responsabile dello sviluppo di un buco nero supermassiccio in un’epoca così remota.