Pianeti

Schema del sistema di HD 20794 con la zona abitabile in verde (Immagine cortesia Gabriel Pérez (IAC))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta l’individuazione dell’esopianeta che è stato catalogato come HD 20794 d. Un team di ricercatori ha usato dati raccolti nel corso di oltre vent’anni con gli spettrografi ESPRESSO, montato sul VLT, e HARPS, all’Osservatorio di La Silla, entrambi dell’ESO in Cile, per individuare HD 20794 d e definirne orbita e caratteristiche. L’analisi indica che si tratta di una super-Terra con una massa quasi sei volte quella della Terra con un’orbita molto ellittica che lo porta nella zona abitabile del suo sistema stellare per una parte dell’anno.

Alcune delle collinette marziane (Immagine ESA/ TGO/ CaSSIS)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” riporta uno studio sulle collinette di Mawrth Vallis, una valle sul pianeta Marte considerata molto interessante per le tracce dell’antichissima presenza di acqua liquida. Un team di ricercatori della della Open University e del Museo di Storia Naturale di Londra hanno usato dati raccolti da diverse sonde spaziali per compiere analisi geomorfologiche e spettroscopiche delle collinette. Le loro conclusioni sono che si tratta dei resti che si sono formati tramite erosione dalla ritirata dell’altopiano nel periodo Noachiano, tra 4,1 e 3,7 miliardi di anni fa. Per questo motivo, ritengono che esse costituiscano una sorta di archivio stratigrafico dei cambiamenti nella presenza dell’acqua nella Mawrth Vallis.

La regione di Australe Scopuli su Marte (Immagine ESA/DLR/FU Berlin (CC-BY-SA 3.0 IGO))

L’ESA ha pubblicato una rielaborazione di immagini della regione del pianeta Marte di Australe Scopuli catturate dallo strumento High Resolution Stereo Camera (HRSC) della sonda spaziale Mars Express. Quell’area è ricoperta di quel che sembra neve ma in realtà si tratta di ghiaccio di anidride carbonica e polvere. Nonostante le differenze, la vista ricorda un paesaggio natalizio, soprattutto quello comune ad altitudini in cui sulla Terra nevica normalmente. Si tratta comunque di un giorno significativo perché il 25 dicembre 2003 Mars Express entrò nell’orbita di Marte.

L'ammasso NGC 346 con 10 stelle con dischi protoplanetari cerchiate (Immagine NASA, ESA, CSA, STScI, O. C. Jones (UK ATC), G. De Marchi (ESTEC), M. Meixner (USRA))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati dello studio di un gruppo di dischi protoplanetari con un’età fino a 30 milioni di anni, anche 10 volte più di quanto prevedano gli attuali modelli di formazione planetaria. Un team guidato da Guido De Marchi dell’European Space Research and Technology Centre dell’ESA ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb dell’ammasso NGC 346, nella Piccola Nube di Magellano. Quella regione è caratterizzata da una quantità limitata di elementi più pesanti di idrogeno ed elio, proprio come l’universo primordiale. Questo studio conferma che in quelle condizioni i dischi protoplanetari possono durare molto più a lungo di quanto pensassero gli astronomi.

Concetto artistico dell'esopianeta TOI-3261 b investito dal vento stellare (Immagine NASA/JPL-Caltech/K. Miller (Caltech/IPAC))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta l’identificazione dell’esopianeta TOI-3261 b, un nettuniano ultracaldo molto vicino alla sua stella, uno dei pochissimi pianeti di quel tipo conosciuti. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale TESS della NASA e rilevazioni ottenute con gli strumenti ESPRESSO e HARPS per confermare la sua esistenza e ottenere informazioni sulle sue caratteristiche. TOI-3261 b orbita in quello che è conosciuto come il deserto nettuniano proprio perché è in un’area dove è molto raro trovare pianeti di tipo nettuniano. Per questo motivo, aiuterà a capire l’evoluzione di certi tipi di pianeti.