Pianeti

Hot spot su Giove

Alla conferenza autunnale dell’American Geophysical Union, che quest’anno è stata virtuale, sono stati presentate nuove scoperte sul pianeta Giove fatte grazie al lavoro della sonda spaziale Juno della NASA. In particolare, sono state raccolte nuove informazioni riguardanti i cosiddetti hot spot, aree dell’atmosfera gioviana più dense e calde del previsto. Juno ha permesso di ottenere dati che suggeriscono che siano più vaste e profonde di quanto si pensasse. Un’altra novità su Giove è che il nuovo ciclone scoperto l’anno scorso al polo sud del pianeta si è dissolto.

Il sistema di TOI-561

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio sul sistema planetario della stella TOI-561, che include una super-Terra e tre mini-Nettuno. Un team di ricercatori ha usato i dati rilevati dal telescopio spaziale TESS della NASA e da una successiva ricerca mirata con lo spettrografo HARPS-N montato sul Telescopio Nazionale Galileo (TNG) sull’isola di La Palma, alle Canarie, per distinguere le tracce dei pianeti e per misurarne alcune caratteristiche.

Pyrrhae Regio su Marte vista da Mars Express

L’ESA ha pubblicato nuove immagini catturate dalla macchina fotografica High Resolution Stereo Camera (HRSC) della sonda spaziale Mars Express di Pyrrhae Regio, una regione vicina al sistema delle Valles Marineris sul pianeta Marte. Si tratta di quello che viene definito un terreno caotico del tipo che si forma quando c’è ghiaccio sotterraneo che si scioglie provocando il rilascio di grande quantità di acqua. Un processo del genere richiede una notevole quantità di calore, che può essere stata fornita da attività vulcanica o da un impatto meteorico. L’aspetto attuale è ciò che è rimasto dopo il deflusso dell’acqua, lasciando in particolare le formazioni geologiche chiamate mesa.

Una rappresentazione dell'acqua nell'atmosfera di Marte con i picchi durante i periodi delle tempeste di sabbia

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta uno studio che spiega dove sia finita la gran parte dell’acqua che il pianeta Marte possedeva quand’era giovane, ai tempi in cui era allo stato liquido sulla sua superficie. Un team di ricercatori guidato da Shane Stone dell’Università americana dell’Arizona ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale MAVEN della NASA per tracciare i movimenti dell’acqua nell’atmosfera, fino ad altitudini elevate, dove avvengono reazioni che la scompongono e producono idrogeno atomico, che si disperde nello spazio. Questo studio ha messo in luce il ruolo delle tempeste di sabbia nella perdita dell’acqua.

Concetto artistico della nana bruna BDR J1750+3809 con il suo campo magnetico e le aurore (Immagine ASTRON/Danielle Futselaar)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la conferma della prima individuazione di una nana bruna tramite osservazioni alle onde radio. Questo è il risultato di una collaborazione tra vari enti che ha portato all’uso del radiotelescopio LOw Frequency ARray (LOFAR), del telescopio Gemini Nord e dell’InfraRed Telescope Facility (IRTF) della NASA, entrambi alle Hawaii, per scoprire e stimare le caratteristiche della nana bruna catalogata come BDR J1750+3809. Riuscire a individuare oggetti dalle emissioni molto deboli con un radiotelescopio rappresenta un progresso significativo perché aiuterà a conoscere meglio le nane brune e offre la speranza di trovare perfino esopianeti espulsi dai loro sistemi stellari.