Pianeti

Il lato notturno di Venere visto dalla sonda spaziale Akatsuki (Immagine cortesia JAXA / ISAS / DARTS / Damia Bouic)

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta una ricerca che offre una spiegazione alternativa alla presenza di fosfina su Venere. Un team di ricercatori ha utilizzato un usato un modello robusto delle condizioni nell’atmosfera di Venere rianalizzando i dati che avevano portato a concludere che c’era della fosfina. La nuova conclusione è che i dati sono coerenti con la presenza di anidride solforosa.

Concetto artistico del sistema di TOI-178 (Immagine ESA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio sul sistema di TOI-178 che conferma la presenza di sei pianeti e indica che le orbite di cinque di essi sono in risonanza. Un team di ricercatori guidato da Adrien Leleu dell’Università di Ginevra e dell’Università di Berna in Svizzera che include vari astronomi italiani ha usato il telescopio spaziale CHEOPS dell’ESA e altri strumenti per confermare che ci sono almeno sei pianeti in orbita attorno a TOI-178. Il risultato è una situazione unica, con pianeti molto diversi tra di loro dei quali cinque seguono uno schema di risonanza 2:4:6:9:12.

Un confronto tra le densità e l'illuminazione dei pianeti di TRAPPIST-1 e tra i pianeti rocciosi del sistema solare rispetto alla Terra

Un articolo pubblicato sulla rivista “Planetary Science Journal” riporta uno studio sui sette pianeti del sistema della stella nana ultrafredda TRAPPIST-1. Un team di ricercatori guidato dall’astrofisico Eric Agol dell’Università di Washington ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale Spitzer nell’arco di quattro anni, dai telescopi spaziali Hubble e Kepler e da telescopi al suolo per ottenere misurazioni precise di masse e densità dei pianeti. I nuovi calcoli indicano che i sette pianeti hanno una densità molto simile, un nuovo indizio nello studio della loro composizione con le possibili similitudini e differenze rispetto ai pianeti rocciosi del sistema solare.

Una una rappresentazione artistica della formazione delle due popolazioni planetarie del sistema solare

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta uno studio che offre una spiegazione per la struttura del sistema solare con le diverse caratteristiche dei pianeti rocciosi interni e dei pianeti gassosi esterni. Un team di ricercatori guidato dal dottor Tim Lichtenberg dell’Università britannica di Oxford ha messo assieme informazioni su altri sistemi stellari in fase di formazione e sui contenuti di meteoriti per creare simulazioni dell’origine del sistema solare. La conclusione è che essa è avvenuta in due fasi, prima i pianeti rocciosi e poi quelli gassosi.

Concetto artistico del sistema di TOI-942 (Immagine cortesia INAF)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta l’identificazione di due esopianeti nettuniani caldi nel sistema di TOI-942. Un team di ricercatori guidato da Ilaria Carleo della Wesleyan University, negli USA, e associata all’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Padova ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale TESS della NASA per trovare i candidati esopianeti, successivamente confermati con osservazioni mirate condotte con gli strumenti HARPS-N montato sul Telescopio Nazionale Galileo, alle Isole Canarie, e REM dell’osservatorio di La Silla, in Cile. Con un’età stimata tra i 30 e gli 80 milioni di anni, si tratta del sistema planetario più giovane scoperto grazie a TESS, eccellente per studiare l’evoluzione dei pianeti.