Pianeti

Tracce di un antichissimo sistema fluviale su Marte

L’ESA ha pubblicato alcune immagini di un antichissimo sistema di canali e valli fluviali vicino a un grande cratere con un diametro di oltre 450 chilometri a nord del grande bacino di Hellas Planitia sul pianeta Marte ottenute grazie allo strumento High Resolution Stereo Camera (HRSC) della sonda spaziale Mars Express. I segni del passaggio di flussi d’acqua si mescolano con i crateri provocati da impatti avvenuti tra 3,5 e 4 miliardi di anni fa in quell’area dell’emisfero meridionale marziano mostrando i diversi processi che erano in atto quando il pianeta rosso era giovane e molto più simile alla Terra.

Supernove e acqua nei pianeti rocciosi

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta i risultati di una serie di simulazioni al computer condotte per comprendere meglio i meccanismi di formazione dei pianeti rocciosi. Un team di ricercatori ha concluso che probabilmente esistono due tipi di sistemi planetari: quelli simili al sistema solare, i cui pianeti contengono relativamente poca acqua, e quelli in cui ci sono soprattutto i cosiddetti pianeti oceano. La differenza potrebbe essere stata causata dalla presenza di una stella massiccia nelle vicinanze che ha espulso materiali radioattivi che hanno asciugato almeno parzialmente i pianeti. Ciò avrebbe portato all’emergere di un clima temperato sulla Terra.

L'ombra del Mars Rover Opportunity nel 2004 (Immagine NASA/JPL-Caltech)

La NASA ha annunciato di aver terminato le possibilità esistenti per ristabilire i contatti con il suo Mars Rover Opportunity e di conseguenza ha dichiarato terminata la sua missione. Oppy, come viene chiamato affettuosamente, aveva interrotto le comunicazioni dopo il 10 giugno 2018 in seguito alla tempesta globale che aveva coperto il pianeta Marte con una coltre di polveri che gli ha impedito di ottenere energia dai suoi pannelli solari. Questa missione straordinaria si conclude in questo modo triste perché causato da una causa esterna dopo oltre 15 anni terrestri in cui ha raccolto un’enorme quantità di informazioni su Marte.

Concetto artistico di impatto tra protopianeti (Immagine Nasa/JPL-Caltech modificata)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive uno studio riguardante due super-Terre nel sistema della stella Kepler-107 che hanno dimensioni simili ma densità molto diverse che indicano una composizione chimica molto diversa. Un team di ricercatori guidato da Aldo Bonomo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Torino che include altri ricercatori italiani ha usato lo spettrografo HARPS-N installato sul Telescopio nazionale Galileo (TNG) alle Isole Canarie per esaminare i pianeti Kepler-107b e Kepler-107c e concludere che probabilmente le notevoli differenze tra di essi sono dovute a un impatto primordiale.

Il Mars Rover Curiosity e il Moon Rover della missione Apollo 17 (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta un uso ingegnoso degli accelerometri e dei giroscopi del Mars Rover Curiosity per stimare la densità delle rocce sotto il Cratere Gale. Un team di scienziati ha esaminato i dati raccolti nel corso degli anni da quegli strumenti per valutare la forza di gravità dove è passato Curiosity ottenendo misurazioni più basse del previsto. Ciò suggerisce che in quell’area le rocce sono molto porose e meno compatte di quanto gli scienziati pensassero.