Tracce di un antichissimo sistema fluviale su Marte

L’ESA ha pubblicato alcune immagini di un antichissimo sistema di canali e valli fluviali vicino a un grande cratere con un diametro di oltre 450 chilometri a nord del grande bacino di Hellas Planitia sul pianeta Marte ottenute grazie allo strumento High Resolution Stereo Camera (HRSC) della sonda spaziale Mars Express. I segni del passaggio di flussi d’acqua si mescolano con i crateri provocati da impatti avvenuti tra 3,5 e 4 miliardi di anni fa in quell’area dell’emisfero meridionale marziano mostrando i diversi processi che erano in atto quando il pianeta rosso era giovane e molto più simile alla Terra.

Il bacino di Hellas Planitia è il più grande di Marte generato da un impatto dato che esso stesso è un cratere, con un diametro di circa 2.300 chilometri e una profondità di circa 7 chilometri. Esso risale al periodo dell’intenso bombardamento tardivo avvenuto tra 4,1 e 3,8 miliardi di anni fa, quando i pianeti interni vennero colpiti da un numero particolarmente elevato di asteroidi e comete. Anche le aree vicine hano subito ulteriori impatti che hanno creato altri crateri e ci sono altri casi in cui le loro tracce si mescolano con quelle di flussi d’acqua, tanto che nel settembre 2017 l’ESA pubblicò alcune foto di un’area vicina in cui c’era stato un impatto nel fango.

Questo nuovo caso riguarda un sistema di valli fluviali sempre a nord di Hellas Planitia e anche a est di un altro grande cratere da impatto chiamato Huygens. La topografia di questa regione suggerisce che all’epoca l’acqua scorresse verso il basso dal nord, che è a destra nell’immagine in alto (ESA/DLR/FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO), al sud, che è a sinistra, scavando valli che avevano una lunghezza stimata a un massimo di due chilometri e una profondità stimata a un massimo di duecento metri. L’erosione avvenuta nel corso del lungo tempo trascorso è visibile nei margini delle valli, che sono levigati e frammentati, in particolare nelle valli che vanno da est a ovest.

La morfologia mostra una struttura ad albero che si ramifica in vari canali sempre più piccoli. L’ESA ha usato come paragone il fiume Yarlung Tsangpo, la parte tibetana del fiume Brahmaputra, che ha una struttura analoga. Nel caso del fiume marziano, probabilmente i vari canali vennero formati dall’acqua di un importante flusso fluviale alimentato anche da piogge.

Ricostruire con precisione i possibili contributi di ghiacciai e piogge a questi antichi fiumi è difficile ma ancora una volta ci sono chiare indicazioni di un pianeta molto più simile alla Terra. Quando Marte era giovane aveva un campo magnetico che proteggeva la sua atmosfera dal vento solare ma è un pianeta con dimensioni circa metà di quelle della Terra che si è raffreddato in modo relativamente rapido perdendo quello scudo e pian piano la sua atmosfera è stata erosa portando al collasso climatico.

Tutte le scoperte degli ultimi anni mostrano che Marte era un pianeta che poteva ospitare forme di vita simili a quelle terrestri ma è davvero difficile capire se siano mai davvero emerse. Anche l’ESA continua a indagare con la missione ExoMars, che sta portando avanti assieme all’agenzia spaziale russa Roscosmos, che prevede il lancio di un nuovo rover nel 2020 per compiere rilevazioni sul posto nella speranza di trovare qualche nuovo indizio.

Vista in prospettiva dell'antichissimo sistema fluviale su Marte (Immagine ESA/DLR/FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO)
Vista in prospettiva dell’antichissimo sistema fluviale su Marte (Immagine ESA/DLR/FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO)

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