Pianeti

Il Grand Canyon e Marte

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” descrive una ricerca sulle possibili precipitazioni avvenute sul pianeta Marte quand’era giovane. Ramses Ramirez e Robert Craddock, due scienziati che da anni stanno studiando la storia geologica e climatica del pianeta rosso, sostengono che circa 4 miliardi di anni fa il clima poteva essere caldo e semi-arido con fenomeni di precipitazioni.

Ismenia Patera (Immagine ESA/DLR/FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO)

L’ESA ha pubblicato nuove immagini di un cratere chiamato Ismenia Patera sul pianeta Marte catturate dalla sonda spaziale Mars Express. Il pianeta rosso è pieno di crateri ma questo è unico perché generalmente quelle formazioni sono il risultato dell’impatto di un meteorite mentre quello di Ismenia Patera potrebbe essere ciò che rimane di un supervulcano attivo quando Marte era molto giovane. Un’attività vulcanica molto violenta potrebbe aver causato la distruzione di altre tracce di un supervulcano al tempo stesso creando la strana formazione un po’ irregolare che vediamo oggi.

Frammento del meteorite di Almahata Sitta

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” descrive uno studio dei microscopici diamanti scoperti all’interno del meteorite di Almahata Sitta, un frammento di un meteorite più grande esploso nell’atmosfera terrestre il 7 ottobre 2008. Un team di ricercatori ha analizzato quei diamanti concludendo che contengono composti che possono formarsi solo all’interno di un pianeta perciò devono essere resti di un pianeta perduto di dimensioni tra quelle di Mercurio e di Marte.

Immagine della mappa del polo nord di Giove (Immagine NASA/JPL-Caltech/SwRI/ASI/INAF/JIRAM)

Nel corso dell’assemblea generale della European Geosciences Union, in corso a Vienna, scienziati della missione Juno della NASA hanno mostrato una mappa tridimensionale che riproduce cicloni e anticicloni nelle regioni polari del pianeta Giove. In particolare, hanno creato un’animazione di un sorvolo del polo nord. Utilizzando dati raccolti dalla sonda spaziale Juno hanno potuto creare anche la prima vista dettagliata della dinamo che alimenta il campo magnetico del pianeta.

Sistemi stellari osservati con SPHERE (Immagine ESO/H. Avenhaus et al./E. Sissa et al./DARTT-S and SHINE collaborations)

Due articoli, uno in pubblicazione sulla rivista “Astrophysical Journal” e uno su “Astronomy & Astrophysics”, descrivono due ricerche su una serie di sistemi stellari. Due team hanno utilizzato lo strumento SPHERE montato sul VLT dell’ESO in un caso per studiare i dischi di polvere e gas attorno a varie giovani stelle in sistemi in fase di formazione e nell’altro caso per studiare una coppia di dischi in un sistema con tre stelle.