Pianeti

Concetto artistico di due esopianeti in transito di fronte alla stella TRAPPIST-1 (Immagine NASA/ESA/STScI/J. de Wit (MIT))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca su due esopianeti del sistema TRAPPIST-1. Un gruppo di ricercatori guidato da Julien de Wit, ricercatore post-doc presso il Massachussets Institute of Technology, ha utilizzato i telescopi spaziali Hubble e Spitzer per esaminare meglio due dei tre esopianeti la cui scoperta è stata annunciata nel maggio 2016.

In blu le RSL (recurring slope lineae) nella rete di canyon delle Valles Marineris (Immagine NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Geophysical Research” descrive una ricerca che potrebbe aver trovato nuove tracce di acqua liquida su Marte. Un team di ricercatori guidato da Matthew Chojnacki dell’università dell’Arizona ha esaminato immagini dello strumento HiRise della sonda spaziale MRO (Mars Reconnaissance Orbiter) della NASA trovando quelle che sembrano strisce di sabbia bagnata in alcune regioni della rete di canyon delle Valles Marineris.

Schema delle orbite di 2015 RR245 e degli oggetti più luminosi (Immagine cortesia Alex Parker, OSSOS)

Un team internazionale di astronomi ha scoperto il pianeta nano identificato per ora solo come 2015 RR245. Usando il telescopio sul monte Maunakea, alle Hawaii, come parte dell’indagine OSSOS, hanno trovato 2015 RR245, la cui orbita è nella fascia di Kuiper, l’area del sistema solare oltre Nettuno dove ci sono molti corpi celesti ghiacciati.

Il diametro del pianeta nano 2015 RR245 è stato stimato attorno ai 700 chilometri, il che significa che è un po’ più piccolo di Cerere. Nella fascia di Kuiper ci sono altri 17 oggetti più grandi perciò questa scoperta non è al livello di quella di un pianeta o almeno di un pianeta nano delle dimensioni di Plutone o di Eris. Tuttavia, ogni oggetto individuato là fuori ci può dire qualcosa in più sulla storia del sistema solare.

Rappresentazione artistica del possibile impatto di un planetoide con Marte (Immagine cortesia Université Paris Diderot / Labex UnivEarthS)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” descrive una ricerca condotta da scienziati dell’università di Parigi, del Royal Obeservatory del Belgio e dell’istituto giapponese ELSI su Deimos e Phobos, le lune di Marte, che supporta la teoria di un antichissimo impatto come loro origine. Essa è complementare a un’altra, indipendente, condotta da scienziati dell’agenzia spaziale francese CNRS e del Laboratorio di Astrofisica di Marsiglia i cui risultati saranno pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal”.

Rappresentazione artistica del sistema HD 131399 con il suo pianeta e le tre stelle (Immagine ESO/L. Calçada)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” descrive la scoperta dell’esopianeta HD 131399Ab, il primo mai trovato in un sistema con ben tre soli. Un team di astronomi guidati dall’Università dell’Arizona ha utilizzato lo strumenti SPHERE montato sul VLT dell’ESO per ottenere un’immagine diretta di HD 131399Ab e delle tre stelle del suo sistema. Gli scienziati pensavano che quel tipo di orbita fosse instabile ma questo caso sembra contraddire quell’idea.