Pianeti

Illustrazione di un pianeta gioviano caldo con le nuvole nella sua atmosfera (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una ricerca sulla possibile presenza di acqua nei pianeti appartenti del tipo chiamato Giove caldo o gioviano caldo. Si tratta di giganti gassosi proprio come Giove che però orbitano molto vicini alle loro stelle e di conseguenza hanno temperature superficiali molto elevate. Un team di scienziati del JPL della NASA guidato da Aishwarya Iyer ha cercato di capire perché l’atmosfera di alcuni gioviani caldi non sembra contenere acqua.

Un'area lunga circa 400 chilometri nella regione di Plutone chiamata Sputnik Planum (Immagine NASA/JHUAPL/SwRI)

Due articoli pubblicati sulla rivista “Nature” descrivono una ricerca sulla formazione geologica a forma di cuore sul pianeta nano Plutone. Scienziati della missione New Horizons della NASA hanno determinato varie caratteristiche dell’area, chiamata informalmente Sputnik Planum, spiegando che un fenomeno chiamato convezione ne rinnova la superficie nel tempo. Usando le immagini scattate dalla sonda spaziale New Horizons, un’altra ricerca ha rivelato nuovi dettagli sull’atmosfera di Plutone.

Concetto artistico del possibile aspetto del pianeta Kepler-62f (Immagine NASA Ames/JPL-Caltech/T. Pyle)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrobiology” descrive una ricerca sull’esopianeta Kepler-62f. Un team guidato dall’astronoma della UCLA Aomawa Shields ha condotto vari studi su questo pianeta e, dopo aver creato vari modelli informatici, ha concluso che esso ha il potenziale per sostenere forme di vita di tipo simile al nostro.

Rappresentazione di un super-brillamento solare (Immagine NASA's Goddard Space Flight Center, Greenbelt, Md.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” descrive una ricerca sul rapporto tra le super-eruzioni solari di alcuni miliardi di anni fa e la nascita di forme di vita sulla Terra. Secondo un team di scienziati della NASA guidati da Vladimir Airapetian quelle gigantesche tempeste fornirono l’energia necessaria a scaldare la Terra e a far avvenire alcune reazioni chimiche necessarie a formare molecole complesse come RNA e DNA su cui è basata la vita.

L'area che comprende Chryse Planitia, Acidalia Planitia e Arabia Terra (a, b) e particolare di un promontorio (c) (Immagine J. Alexis Palmero Rodriguez)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” presenta una ricerca che descrive due possibili mega-tsunami che sconvolsero la superficie del pianeta marte oltre tre miliardi di anni fa. Secondo un team guidato da J. Alexis Palmero Rodriguez del Planetary Science Institute due meteoriti colpirono Marte ad alcuni milioni di anni di distanza ma con effetti simili. Forse a quell’epoca c’era un oceano di acqua liquida e gli impatti sollevarono onde fino a 120 metri che inghiottirono grandi aree di terraferma.