Stelle

V766 Cent e la sua compagna (Immagine ESO/M. Wittkowski (ESO))

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophisics” descrive uno studio sulla stella V766 Cent, conosciuta anche come HR 5171 A, la più grande ipergigante gialla finora scoperta. Un team di ricercatori ha usato il Very Large Telescope Interferometer (VLTI) dell’ESO per effettuare nuove osservazioni e confrontarle con quelle precedenti. L’osservazione dell’evoluzione di V766 Cent è resa più complicata dal fatto che una compagna le passa davanti.

La galassia NGC 4490 (Immagine ESA/Hubble, NASA)

Un’immagine della galassia NGC 4490 catturata dal telescopio spaziale Hubble ne mostra nei dettagli la forma distorta. Ciò è la conseguenza di uno scontro con la più piccola galassia NGC 4485, che milioni di anni fa è passata attraverso la vicina più grande. Probabilmente si tratta solo dell’inizio della fusione tra le due galassie ma per ora questo scontro ha creato tra le altre cose le condizioni per la formazione di nuove stelle all’interno di NGC 4490.

La galassia NGC 1068 e il suo nucleo galattico attivo (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive una ricerca sul rapporto tra nuclei galattici attivi e le galassie che li ospitano. Cristina Ramos Almeida dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie e Claudio Ricci dell’Istituto di Astronomia dell’Università Cattolica del Cile hanno usato dati raccolti da vari telescopi spaziali e al suolo per capire l’effetto di quell’attività, chiamata in gergo feedback AGN, che può manifestarsi in modi diversi, favorendo o inibendo la formazione stellare nelle loro galassie.

U Antliae circondata da una bolla di gas (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/F. Kerschbaum)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive una ricerca su U Antliae, una stella gigante rossa piuttosto esotica. Un team di ricercatori ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per studiare la bolla di materiali espulsi che circonda U Antliae per capire meglio l’evoluzione delle stelle negli ultimi stadi del loro ciclo vitale. Si tratta di un periodo turbolento in cui possono cambiare visibilmente il loro volume e la loro luminosità in tempi relativamente rapidi.

La pulsar SXP 1062

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive la prima osservazione di un’irregolarità nel periodo di rotazione di una pulsar, un fenomeno chiamato in gergo “glitch”, in un sistema binario. Un team di scienziati dell’Università tecnica del Medio Oriente e dell’Università Baskent, entrambe ad Ankara, in Turchia, ha usato dati raccolti da osservazioni dei telescopi spaziali Swift, XMM-Newton e Chandra condotte nell’arco di due anni per individuare i glitch nella pulsar SXP 1062.