Stelle

L'esplosione nella Nube Molecolare di Orione 1 (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), J. Bally/H. Drass et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal” descrive una ricerca sulla nascita di un gruppo di stelle massicce nella Nube Molecolare di Orione 1 (in inglese Orion Molecular Cloud o semplicemente Omc-1). Un team di astronomi guidato da John Bally dell’Università del Colorado ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per vedere all’interno della nube e rilevare i detriti sparsi da quell’evento davvero caotico.

Foto del Sole poco prima del picco del primo brillamento (Foto NASA/SDO)

Nei giorni scorsi, la sonda spaziale SDO (Solar Dynamics Obersavatory) della NASA ha rilevato e documentato ben 3 brillamenti solari di classe M, quella che include i più potenti dopo la classe X, che non a caso significa “eXtreme” (estremo). Il primo ha avuto il suo piccolo il 2 aprile alle 10.02 italiane, il secondo alle 22.33 italiane e il terzo il 3 aprile alle 16.29 italiane.

Il sistema HD 169142 (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/ Fedele et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy&Astrophysics” descrive la scoperta delle tracce di due pianeti che si stanno formando nel giovane sistema HD 169142. Un team di ricercatori guidato da Davide Fedele dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Firenze ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per studiare il disco di gas e polvere che circonda la giovane stella individuando anelli vuoti compatibili con la formazione di pianeti simili a Giove.

Le stelle fuggitive e le loro varie posizioni (Immagine NASA, ESA, K. Luhman (Penn State University), and M. Robberto (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” descrive una ricerca su quello che era un sistema multiplo nella Nebulosa di Orione. Un team di ricercatori guidato da Kevin Luhman della Penn State University ha utilizzato il telescopio spaziale Hubble per scoprire una stella fuggitiva che faceva parte del sistema originale assieme ad altre due stelle già conosciute che stanno viaggiando anch’esse a velocità elevate. Le tre stelle erano parte di un unico sistema fino a circa 540 anni prima.

La Nebulosa Zampa di Gatto e la protostella NGC 6334I-MM1 (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), T. Hunter; C. Brogan, B. Saxton (NRAO/AUI/NSF); GLIMPSE, NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” descrive lo studio di una protostella indicata come NGC 6334I-MM1 che ha aumentato la sua brillantezza di cento volte. Un team guidato dall’astronomo Todd Hunter del National Radio Astronomy Observatory (NRAO) ha scoperto questa trasformazione confrontando nuove osservazioni effettuate con il radiotelescopio ALMA con altre effettuate in precedenza con il radiotelescopio SMA.