Stelle

L'ammasso globulare NGC 6397 visto da Hubble (Immagine NASA, ESA, and T. Brown and S. Casertano (STScI) Acknowledgement: NASA, ESA, and J. Anderson (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta prove della presenza di un gruppo di buchi neri nell’ammasso globulare NGC 6397. Eduardo Vitral e Gary A. Mamon dell’Institut d’Astrophysique de Paris (IAP) hanno usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble e la sonda spaziale Gaia per studiare il nucleo di NGC 6397 aspettandosi di trovare prove della presenza di un buco nero di massa intermedia che costituiva una massa nascosta ma le analisi dei movimenti delle stelle all’interno dell’ammasso hanno indicato la presenza di vari buchi neri di massa stellare.

Sagittarius A East o semplicemente Sgr A East

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sui resti di supernova catalogati come Sagittarius A East o semplicemente Sgr A East. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con l’osservatorio per i raggi X Chandra della NASA e con il radiotelescopio VLA per studiare quei resti concludendo che sono stati generati da un raro tipo di supernova, quello di tipo Iax. I risultati possono aiutare gli astronomi a capire i diversi modi in cui una nana bianca può esplodere.

Concetto artistico della pulsar PSR J2039-5617 e della sua compagna (Immagine Knispel/Clark/Max Planck Institute for Gravitational Physics/NASA GSFC)

Due articoli pubblicati sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riportano diversi aspetti di studio che ha portato all’identificazione delle rare caratteristiche di una fonte di raggi gamma che è risultata essere una pulsar, catalogata come PSR J2039-5617. Due team con vari ricercatori in comune hanno usato i dati raccolti dal telescopio spaziale Fermi e altri strumenti e hanno contato sull’aiuto di astrofili che partecipano al progetto Einstein@Home per studiare la pulsar. Si tratta di un raro tipo di pulsar perché appartiene alla classe millisecondo e anche a quella cosiddetta redback, che ha una nana rossa come compagna.

Concetto artistico di Swift J1818.0-1607 con il suo campo magnetico (Immagine cortesia OzGrav, Carl Knox)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio sulla magnetar Swift J1818.0-1607 che ne descrive il comportamento, più complesso del previsto. Un team di ricercatori guidato da Marcus Lower della Swinburne University of Technology in Australia l’ha osservata tra maggio e ottobre 2020 con il radiotelescopio Parkes notando che le sue emissioni variavano da quella di una magnetar a quella di una pulsar alternando comportamenti tipici di questi due tipi di stella di neutroni. Alla fine si è stabilizzata nello stato di magnetar e ciò può offrire informazioni sull’evoluzione di questi strani oggetti.

Concetto artistico dei pianeti del sistema di HD 108236 (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta la conferma di quattro esopianeti, una super-Terra e tre miniNettuno, nel sistema della stella HD 108236. Un team guidato da Tansu Daylan, postdoc Kavli Institute for Astrophysics and Space Research del MIT, ha analizzato dati raccolti dal telescopio spaziale TESS della NASA per identificare quegli esopianeti. A questa ricerca hanno partecipato anche due studenti di scuola superiore come parte del programma Student Research Mentoring Program (SRMP) al Center for Astrophysics | Harvard & Smithsonian. Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la scoperta di un’altra super-Terra nello stesso sistema da parte di un team di ricercatori guidato da Andrea Bonfanti dell’Accademia austriaca delle scienze che ha utilizzato il telescopio spaziale CHEOPS dell’ESA.