Stelle

La nebulosa che circonda VY Canis Majoris vista da Hubble (Immagine NASA, ESA, and R. Humphreys (University of Minnesota), and J. Olmsted (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta uno studio sull’affievolimento della stella ipergigante rossa VY Canis Majoris. Un team di ricercatori guidato dall’astrofisica Roberta Humphreys dell’Università del Minnesota, negli USA, ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble per studiare non solo la stella ma anche enormi grumi di materiali attorno ad essa. La conclusione è che VY Canis Majoris ha avuto momenti in cui ha espulso enormi quantità di materiali che hanno formato quei grumi e l’hanno oscurata per vari periodi, rilevati nel corso del tempo.

Hoinga ai raggi X e alle onde radio

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la scoperta del più grande resto di supernova ai raggi X. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con lo strumento eROSITA del telescopio spaziale Spektr-RG per creare la sua prima mappa del cielo ai raggi X per individuare le tracce dei resti di supernova che sono stati soprannominati Hoinga. La scoperta è stata confermata in dati a frequenze radio dell’indagine CHIPASS condotta con il radiotelescopio Parkes.

L'ammasso galattico attorno a HDF850.1

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta la scoperta dell’ammasso galattico in formazione più densamente popolato nell’universo primordiale. Un team di ricercatori ha usato lo strumento OSIRIS del Gran Telescopio Canarias (GTC) per osservare un’area attorno alla galassia HDF850.1, già ben conosciuta perché al centro di varie ricerche, scoprendo altre protogalassie. Noi vediamo quelle galassie com’erano circa 12,5 miliardi di anni fa, quando l’universo era molto giovane, perciò si tratta di una scoperta ottima per studiare la nascita e l’evoluzione delle più grandi strutture dell’universo.

Il sistema di SU Aurigae (mmagine ESO/Ginski et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta una ricerca sulla giovanissima stella SU Aurigae, o semplicemente SU Aur, e sul disco protoplanetario attorno ad essa. Un team di ricercatori ha utilizzato nuove osservazioni condotte con lo strumento SPHERE sul VLT combinandole con vecchie osservazioni condotte con lo strumento NaCo, sempre sul VLT, con il telescopio spaziale Hubble e con il radiotelescopio ALMA per studiare il disco. Esso possiede una sorta di coda di polvere che arriva da una nebulosa che probabilmente è il risultato di una collisione tra la stella e una nube di gas e polveri.

I resti della supernova SN 1987A visti dal telescopio spaziale NuSTAR e dall'Osservatorio per i raggi X Chandra assieme a un'illustrazione della pulsar che alimenta una nebulosa del tipo pulsar wind nebula

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta nuove prove che una stella di neutroni si è formata dopo la supernova SN 1987A. Un team di ricercatori guidato da Emanuele Greco, dottorando dell’Università di Palermo e associato all’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) ha utilizzato osservazioni condotte con l’Osservatorio per i raggi X Chandra e il telescopio spaziale NuSTAR, entrambi della NASA, per individuare emissioni che sono compatibili con una cosiddetta pulsar wind nebula, una nebulosa che emette raggi X alimentata da una pulsar, che è appunto un tipo di stella di neutroni, al suo interno.