Stelle

Alcune galassie osservate nel progetto GAMA

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” propone un nuovo modo di studiare la formazione stellare nelle galassie. Un team di ricercatori guidato da Sabine Bellstedt dell’International Centre for Radio Astronomy Research (ICRAR) hanno sviluppato una tecnica per analizzare la metallicità, cioè l’abbondanza di elementi più pesanti dell’elio, delle galassie. Quegli elementi vengono prodotti dalle stelle perciò la loro quantità aumenta nel tempo e le più massicce ne producono di più oltre a emettere più luce. Combinando l’analisi della metallicità con quella della luminosità delle galassie che offre informazioni sulle masse delle stelle. Il modello risultante offre informazioni sulla storia della formazione stellare e l’applicazione su un campione di 7000 galassie indica che la maggior parte delle stelle si è formata nei primi 4 miliardi di anni di vita dell’universo.

Concetto artistico della Terra Pigreco (Immagine cortesia NASA Ames/JPL-Caltech/T. Pyle, Christine Daniloff, MIT)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta uno studio sull’esopianeta K2-315b, soprannominato Terra Pigreco (Pi Earth) perché il suo anno dura 3,14 giorni terrestri, un’approssimazione del valore di pi greco. Un team di ricercatori del progetto SPECULOOS (Search for habitable Planets EClipsing ULtra-cOOl Stars), una rete di telescopi al suolo, li ha usati per confermare l’esistenza del pianeta verificando dati raccolti dal telescopio spaziale Kepler della NASA. Terra Pigreco è molto vicina alla sua stella perciò la temperatura sulla sua superficie è molto elevata anche se la stella è molto piccola e relativamente fredda. Eventuali forme di vita dovrebbero essere analoghe agli estremofili terrestri. Può essere privo di vita ma è un candidato interessante per lo studio della sua atmosfera.

LSQ14fmg (Immagine cortesia Hsiao et al)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sulla supernova di tipo Ia catalogata come LSQ14fmg, che è diventata luminosa con una notevole lentezza ma a un certo punto è diventata una delle più brillanti nella sua classe. Un team di ricercatori guidati da Eric Hsiao della Florida State University ha usato osservazioni condotte con telescopi in Cile e Spagna per studiarne l’evoluzione. La conclusione è che la supernova stava esplodendo dento quella che era stata una stella del ramo asintotico delle giganti rosse ed è stata provocata dalla fusione del suo nucleo con una nana bianca che orbitava al suo interno.

Il sistema di WR 147 visto dal VLA

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio del sistema di WR 147 e in particolare di una delle due stelle che lo formano che sta ormai raggiungendo la fine della sua vita, una stella massiccia che ora è una gigante molto calda che appartiene alla categoria delle stelle di Wolf-Rayet. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio VLA per studiare le emissioni radio di questa stella, rilevando venti stellari molto forti che si scontrano con quelli della sua compagna, un’altra stella gigante ma non ancora giunta alla fine della sua vita. Questo fenomeno genera potentissimi vortici di materiali che sembrano girandole cosmiche.

GW Orionis visto da ALMA e SPHERE (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), ESO/Exeter/Kraus et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta una ricerca sulle caratteristiche del disco circumstellare del sistema di GW Orionis, o GW Ori, deformato dall’azione delle tre stelle che lo formano. Un team di ricercatori ha usato gli strumenti AMBER e successivamente GRAVITY e SPHERE montati sul VLTI dell’ESO e il radiotelescopio ALMA per osservare le deformazioni del disco e i tre anelli in cui è diviso, i quali sono disallineati. L’anello interno è formato da quantità di materiali stimata in una massa circa 30 volte quella della Terra perciò potrebbero formarsi pianeti. L’obiettivo degli studi di questo sistema triplo è capire se nei suoi anelli possano formarsi pianeti con orbite stabili, un passo avanti per capire questo tipo di processi in sistemi doppi o multipli.