Stelle

Rappresentazione artistica della Stella di Barnard con un pianeta roccioso investito da un brillamento con una componente di raggi X

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta uno studio sul potenziale impatto dell’attività di una nana rossa di parecchi miliardi di anni di età come la Stella di Barnard sulla potenziale abitabilità dei suoi pianeti. Un team di ricercatori ha usato dati raccolti dall’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA e il telescopio spaziale Hubble per tenere d’occhio la Stella di Barnard e i suoi brillamenti osservandone uno ai raggi X nel giugno 2019 e due agli ultravioletti nel marzo 2019. In sostanza, anche se con il passare del tempo una nana rossa diventa più quieta, i suoi brillamenti possono ancora erodere l’atmosfera di un pianeta roccioso.

Due galassie polverose individuate da ALMA (B. Saxton NRAO/AUI/NSF, ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), ALPINE team)

Otto articoli pubblicati sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riportano altrettanti studi legati al progetto ALPINE (ALMA Large Program to Investigate C+ at Early Times), condotto utilizzando il radiotelescopio ALMA in 70 ore di osservazioni agli infrarossi lontani di 118 galassie nell’universo primordiale. I ricercatori che hanno condotto i vari studi, tra i quali anche alcuni dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), hanno scoperto tra le altre cose galassie più mature che primordiali, nel senso che contengono una quantità significativa di polveri e metalli, una situazione che si trova in galassie nelle quali molte stelle sono già state prodotte e sono esplose in supernove. Si tratta di una conferma che i primi casi di galassie già mature quando l’universo era ancora giovane non erano isolati.

Arp 283 (NGC 2799 ed NGC 2798) (Immagine ESA/Hubble & NASA, SDSS, J. Dalcanton Acknowledgement: Judy Schmidt (Geckzilla))

Una fotografia scattata dal telescopio spaziale Hubble ritrae Arp 283, che non è un singolo oggetto bensì una coppia di galassie classificate come NGC 2798 (sulla destra) ed NGC 2799 (sulla sinistra). L’astronomo Halton Arp inserì questa coppia nel suo catalogo delle galassie peculiari perché si tratta di due galassie interagenti, il che significa che sono influenzate dalla reciproca forza di gravità. Arp 283 è stata paragonata a una tromba marina con stelle di NGC 2799 che sembrano cadere verso NGC 2798 come gocce d’acqua. In un lontano futuro, le due galassie potrebbero fondersi.

Betelgeuse vista dallo strumento SPHERE nel dicembre 2019 (Immagine ESO/M. Montargès et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio della stella Betelgeuse che conclude che è più piccola e più vicina alla Terra rispetto alle misurazioni precedenti. Un team di ricercatori guidato dalla dottoressa Meridith Joyce della Australian National University (ANU) ha usato osservazioni condotte usando lo strumento SMEI del satellite Coriolis prima che cominciasse a perdere luminosità e tre diversi metodi di modellazione per concludere che il suo raggio è di circa 764 volte quello del sole, la sua massa è tra 16,5 e 19 volte quella del Sole e la sua distanza è di circa 548 anni luce dalla Terra.

Concetto artistico di evento di distruzione mareale (Immagine ESO/M. Kornmesser)

Un articolo pubbllicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio su un evento di distruzione mareale catalogato come AT2019qiz in cui è stato possibile vedere le fasi in cui una stella è stata distrutta da un buco nero supermassiccio. Un team di ricercatori guidato dall’astrofisico Matt Nicholl dell’Università britannica di Birmingham che include Francesca Onori e Sergio Campana dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) ha utilizzato vari telescopi tra cui il Very Large Telescope (VLT), il New Technology Telescope (NTT) dell’ESO e l’osservatorio spaziale Spitzer della NASA per seguire questo evento, durato circa sei mesi, con la “spaghettificazione” della stella, di cui circa metà è già stata inghiottita dal buco nero.