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L'afterglow di GRB181123B nel cerchietto visto da Gemini Nord (Immagine cortesia International Gemini Observatory/NOIRLab/NSF/AURA/K. Paterson & W. Fong (Northwestern University))

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio del lampo gamma corto catalogato come GRB181123B concentrandosi sulla scoperta di quello che in gergo è chiamato afterglow, in parole povere i residui delle emissioni di GRB181123B, i quali in questo caso sono stati rilevati anche a frequenze ottiche. Le stime indicano che quell’evento è stato generato circa dieci miliardi di anni fa rendendolo il più distante mai rilevato con un afterglow ottico. Probabilmente la causa è stata una fusione di stelle di neutroni perciò eventi di questo tipo offrono informazioni su quanto tempo serviva perché avvenissero e sulla loro quantità in quell’epoca.

Le nane brune WISEA J041451.67-585456.7 e WISEA J181006.18-101000.5

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di due nane brune grazie all’aiuto di astrofili che hanno partecipato al programma Backyard Worlds: Planet 9. Catalogate come WISEA J041451.67-585456.7 e WISEA J181006.18-101000.5, si tratta di due oggetti con masse che rientrano tra quelle tipiche delle nane brune ma con altre caratteristiche più simili a quelle dei pianeti giganti gassosi. Potrebbero essere le prime sub-nane di tipo T estremo e assomigliano ad antichi esopianeti, con pochissimo ferro, avendo età stimate attorno ai 10 miliardi di anni. Le loro caratteristiche le rende utili per capire meglio gli esopianeti.

Il complesso di Rho Ophiuchivisto da Herschel e Planck (Immagine ESA/Herschel/Planck; J. D. Soler, MPIA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio dei campi magnetici delle nubi molecolari per comprende la loro influenza nei processi che portano alla formazione stellare. L’astronomo Juan D. Soler del Max Planck Institute for Astronomy di Heidelberg, in Germania, ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale Planck Surveyor durante la sua missione e dal telescopio spaziale Herschel nel corso della Gould Belt Survey per indagare sulle caratteristiche del mezzo interstellare e in particolare sulle nubi molecolari. Lo studio è stato pubblicato nel 2019 ma altre immagini spettacolari sono state pubblicate dall’ESA di viste combinate di nubi molecolari.

Concetto del fronte d'urto nel sistema di Eta Carinae (Immagine cortesia DESY, Science Communication Lab)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la rilevazione di emissioni di raggi gamma a energie estremamente elevate provenienti dal sistema di Eta Carinae. Un team di ricercatori coordinati dal centro nazionale tedesco di ricerca sulla fisica nucleare DESY ha usato il sistema di telescopi HESS per rilevare quei raggi gamma e dimostrare che sono stati generati dalla collisione di venti stellari provenienti dalle due stelle giganti blu che formano questo sistema binario. Sono stati proposti vari modelli e uno studio pubblicato in un secondo articolo su “Astronomy & Astrophysics” offre alcune valutazioni dettate da una rianalisi di dati rilevati nel corso del tempo da vari strumenti.

Concetto artistico di esopianeta nel deserto nettuniano (Immagine cortesia University of Warwick/Mark Garlick)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta uno studio sull’esopianeta TOI-849b, che sembra essere il nucleo di un gigante gassoso al quale la sua stella ha strappato l’atmosfera. Un team di ricercatori guidato dal dottor David Armstrong dell’Università britannica di Warwick ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale TESS della NASA e dallo spettrografo HARPS dell’ESO per stimare le caratteristiche di TOI-849b. Il risultato è stato che la sua massa è circa 40 volte quella della Terra con dimensioni simili a quelle di Nettuno, il che significa che la sua densità è simile a quella della Terra. La notevole vicinanza alla sua stella è probabilmente il motivo per cui non ha un’atmosfera, anche se rimane aperta la possibilità che sia una sorta di gigante gassoso fallito che non è riuscito a catturare gas dopo la formazione del nucleo osservato.