Stelle

Proxima Centauri vista dalla Terra e dalla sonda spaziale New Horizons

La NASA ha pubblicato immagini ottenute dalla sua sonda spaziale New Horizons nel corso dell’esperimento della parallasse interstellare condotto tra il 22 e 23 aprile 2020. La macchina fotografica LORRI è stata puntata verso Proxima Centauri e Wolf 359, due delle stelle più vicine al sistema solare, ottenendo immagini che mostrano come appaiano in posti diversi da quelli in cui le vediamo dalla Terra. Si tratta di un’applicazione del fenomeno della parallasse con l’apparente spostamento delle due stelle causato dal fatto che New Horizons è a circa 7 miliardi di chilometri dalla Terra. La combinazione delle immagini catturate da New Horizons e da uno strumento sulla Terra mostra l’effetto della parallasse, che nel futuro potrebbe aiutare gli strumenti di navigazione interstellare come i marinai hanno usato le posizioni delle stelle per navigare nei mari della Terra.

Varie situazioni di stelle e pianeti

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la scoperta di un candidato esopianeta con una probabilità molto elevata di esistere, una super-Terra designata come KOI-456.04 il cui anno stimato è poco più lungo di quello terrestre che orbita attorno a Kepler-160, una stella simile al Sole. Un team di ricercatori guidato da René Heller del Max Planck Institute for Solar System Research di Gottinga, in Germania, ha analizzato vecchi dati accumulati dal telescopio spaziale Kepler utilizzando un nuovo metodo basato sul modello fisico dettagliato della variazione della luminosità della stella invece di quello classico basato sulla ricerca dei minuscoli cali di luminosità che avvengono quando il pianeta passa tra la stella e il telescopio. L’analisi ha portato anche alla scoperta di un altro candidato esopianeta designato come Kepler-160 d.

Concetto artistico di W1200-7845 col suo disco protoplanetario (Immagine NASA/William Pendrill)

Al 236° Meeting dell’American Astronomical Society (AAS) tenuto nei giorni scorsi, in quest’occasione in maniera virtuale e non in un luogo fisico a causa della pandemia Covid-19, è stata annunciata la scoperta della più giovane nana bruna del nostro vicinato cosmico. Chiamata W1200-7845, è talmente giovane da avere un disco protoplanetario, una scoperta davvero interessante perché permetterà di studiare una possibile formazione planetaria attorno a un oggetto che può essere considerato una stella fallita. Questo risultato è arrivato grazie al programma Disk Detective, che permette a persone comuni di esaminare immagini astronomiche catturate dal telescopio spaziale WISE della NASA, alla ricerca di dischi protoplanetari. La sua scoperta ha permesso di compiere osservazioni mirate allo scopo di studiarne l’evoluzione.

Rappresentazione artistica di una stella del ramo orizzontale estremo con una macchia stellare gigante

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio su stelle di un tipo particolare dato che sono molto più piccole del Sole ma molto più calde e quindi di colore blu. Un team di ricercatori guidato da Yazan Al Momany dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) di Padova ha usato vari strumenti del Very Large Telescope (VLT) e dell’NTT (New Technology Telescope), entrambi dell’ESO e in Cile per studiare stelle di quel tipo scoprendo l’equivalente delle macchie solari ma di dimensioni anche tremila volte maggiori. In alcune di queste macchie sono stati osservati brillamenti milioni di volte più intensi di quelli solari che indicano la presenza di campi magnetici molto intensi.

Concetto artistico di super-Terra con la sua stella sullo sfondo (Immagine cortesia M. Weiss/CfA)

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la scoperta di una super-Terra nel sistema di HD 164922, una stella poco più piccola e poco meno massiccia del Sole. Un team di ricercatori guidato da Serena Benatti dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) di Palermo ha usato lo spettrografo HARPS-N installato al Telescopio nazionale Galileo dell’INAF, sulle Isole Canarie, per raccogliere i dati che, uniti ad altri raccolti in precedenza con altri strumenti, hanno permesso di scoprire l’esopianeta designato come HD 164922d. Sempre più spesso le scoperte di esopianeti vengono compiute grazie a software di analisi automatica di dati rilevati da vari telescopi ma in questo caso si tratta del premio alla tenacia di astronomi che hanno messo assieme i dati di anni di osservazioni compiute con vari strumenti.