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Il disco protoplanetario di AB Aurigae visto da SPHERE

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta prove dell’esistenza di un pianeta in formazione nel disco protoplanetario che circonda la giovanissima stella AB Aurigae. Un team di ricercatori guidato da Anthony Boccaletti, dell’Osservatorio di Parigi, Università Psl, in Francia, ha usato lo strumento SPHERE montato sul VLT dell’ESO in Cile per trovare le tracce di quello che potrebbe essere un pianeta. SPHERE scatta foto reali degli oggetti perciò se la scoperta fosse confermata si tratterebbe della prima prova diretta di un pianeta visto mentre si sta formando.

Concetto artistico del sistema di TRAPPIST-1 (Immagine cortesia NAOJ)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sull’allineamento della stella nana ultra-fredda TRAPPIST-1 con i 7 pianeti del suo sistema. Un team di ricercatori guidato da Teruyuki Hirano del Tokyo Institute of Technology ha usato il telescopio Subaru sul monte Mauna Kea, alle Hawaii, per osservare quel sistema non trovando un significativo disallineamento dei pianeti rispetto alla loro stella. Gli astronomi che hanno condotto lo studio avvertono che la precisione delle misurazioni non è tale da escludere completamente un piccolo disallineamento ma il risultato è significativo nello studio dell’evoluzione dei sistemi planetari di stelle molto piccole.

Concetto artistico del sistema HR 6819

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la scoperta di un buco nero in un sistema triplo conosciuto come HR 6819. Un team di ricercatori guidato da Thomas Rivinius dell’ESO ha usato lo spettrografo FEROS sul telescopio da 2,2 metri dell’MPG/ESO a La Silla per esaminare quel sistema all’interno di uno studio sui sistemi binari scoprendo con sorpresa la presenza di un terzo oggetto identificato come un buco nero. Si tratta del buco nero più vicino al sistema solare ma secondo i ricercatori potrebbe trattarsi della punta di un iceberg e potrebbero essercene molti altri simili, come previsto dai modelli teorici.

I 15 dischi protoplanetari fotografati dal VLTI

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta il primo caso di osservazioni ad alta risoluzione agli infrarossi delle aree interne di 15 dischi protoplanetari compiute combinando i quattro telescopi dell’interferometro del VLT dell’ESO in Cile. Un team di ricercatori guidato da Jacques Kluska, della Katholieke Universiteit Leuven, in Belgio, ha usato lo strumento PIONIER per ottenere questo risultato, che mostra anche tracce di formazione planetaria. Questo tipo di osservazione offre nuove informazioni su questo processo.

Concetto artistico di supernova (Immagine Aaron Geller (Northwestern University))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio sulla supernova catalogata come SN2016aps, che è risultata essere brillante almeno il doppio e probabilmente molto più massiccia di qualunque altra supernova registrata. Un team di astronomi guidato dal dottor Matt Nicholl dell’Università britannica di Birmingham ha osservato l’evoluzione della supernova per circa due anni finché non si è ridotta all’1% della sua luminosità di picco. La conclusione è che la massa iniziale della stella esplosa potesse essere perfino più di 100 volte quella del Sole e ciò suggerisce che si sia trattato di un tipo molto raro chiamato supernova a instabilità di coppia pulsazionale.