Stelle

R Aquarii (NASA, ESA, M. Stute, M. Karovska, D. de Martin & M. Zamani (ESA/Hubble))

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble ritrae R Aquarii, un sistema binario formato da una gigante rossa e una nana bianca. Quattro diversi filtri dello strumento WFC3 (Wide Field Camera 3) sono stati usati in luce visibile sono stati usati per creare quella che è solo la più recente osservazione di R Aquarii condotta con Hubble. Ciò ha permesso di esaminare i cambiamenti avvenuti in particolare nella nebulosa che circonda la coppia.

Il sistema di R Aquarii è nel vicinato cosmico, essendo distante circa 650 anni luce dalla Terra. Per questo motivo, è stato oggetto di studio con strumenti diversi fin da quando le due stelle che compongono la coppia, le quali sono invisibili a occhio nudo, sono state scoperte. Ad esempio, è stata oggetto di un test di utilizzo di un sottosistema dello strumento SPHERE installato sul VLT dell’ESO in Cile.

Illustrazione del sistema TIC 290061484 con le sue tre stelle mostrandone la compattezza con una rappresentazione in scala dell'orbita del pianeta Mercurio nel sistema solare.

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta del sistema triplo catalogato come TIC 290061484, il più compatto del suo tipo individuato finora. Un team di ricercatori coordinato dal Goddard Space Flight Center della NASA ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale TESS della NASA, applicato una tecnica di apprendimento automatico e coinvolto astrofili che hanno partecipato al progetto Planet Hunters in un nuovo progetto chiamato Visual Survey Group. Questo raro sistema triplo aiuterà a capire meglio i processi di formazione ed evoluzione di sistemi multipli.

Concetto artistico dell'esopianeta Barnard b con la stella di Barnard sullo sfondo (Immagine ESO/M. Kornmesser)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta l’identificazione di un esopianeta più piccolo della Terra che orbita attorno alla stella di Barnard. Un team di ricercatori ha individuato l’esopianeta designato come Barnard b usando lo strumento ESPRESSO installato sul VLT dell’ESO in Cile. Questa scoperta è stata successivamente confermata con altri strumenti specializzati nella ricerca di esopianeti: HARPS, HARPS-N e CARMENES. I ricercatori hanno rilevato anche altre tracce che suggeriscono la presenza di tre candidati esopianeti ma saranno necessarie indagini mirate per verificarne l’esistenza.

L'area del cielo in cui è stata avvistata la galassia GS-NDG-9422, o semplicemente 9422, ingrandita nel riquadro in una vista catturata dallo strumento NIRCam (Near Infrared Camera) del telescopio spaziale James Webb.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta la scoperta di una galassia primordiale che è stata catalogata come GS-NDG-9422, o semplicemente 9422, in cui i gas nebulari generano una luminosità superiore a quella delle stelle. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb per studiare 9422 usando in particolare lo strumento NIRSpec (Near-Infrared Spectrograph) per analizzarne la composizione chimica. La conclusione è che questa galassia è in una fase mai vista finora della sua evoluzione in cui stelle molto massicce e caldissime rendono il gas nebulare caldissimo e di conseguenza luminoso.

Le bolle di eROSITA viste ai raggi X (in verde) e il campo magnetico nell'alone (in bianco). Il colore rosso mostra l'intensità polarizzata per la radiazione di sincrotrone. I cerchi celesti rappresentano le bolle di Fermi viste ai raggi gamma.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio sulle cosiddette bolle di eROSITA che rivela strutture magnetizzate che costituiscono un alone galattico allineato ad esse raggiungendo altezze superiori a 16.000 anni luce oltre il piano galattico. Un team di ricercatori guidato dall’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha condotto un’indagine che include l’intero spettro elettromagnetico dalle onde radio ai raggi gamma per esaminare le bolle di eROSITA e mapparle. L’allineamento dell’alone magnetizzato con le bolle suggerisce un’origine comune, che potrebbe essere data dall’attività di formazione stellare.