Stelle

La formazione del sistema di Orion Source I ha punti di contatto con quella del sistema solare

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la mappatura del monossido di alluminio in una nube attorno alla giovane stella Orion Source I. Un team guidato da Shogo Tachibana dell’università di Tokyo ha usato il radiotelescopio ALMA per studiare il disco protoplanetario attorno alla stella scoprendo quella molecola in una nube di limitata distribuzione, il che suggerisce che nella sua forma gassosa essa condensa rapidamente per formare granelli solidi. Si tratta di una scoperta interessante perché il monossido di alluminio è stato scoperto in meteoriti come quello conosciuto come meteorite Allende e ciò suggerisce che vi siano punti in comune tra la storia del sistema solare e quella del sistema di Orion Source I.

L'inaspettata luminosità delle galassie più antiche dell'universo offre indizi su un momento cruciale della sua evoluzione

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta le prove che le galassie più antiche dell’universo erano più luminose del previsto. Un team di ricercatori ha combinato osservazioni compiute con i telescopi spaziali Hubble e Spitzer di galassie che si erano formate meno di un miliardo di anni dopo il Big Bang scoprendo una luminosità inaspettata agli infrarossi. Si tratta della conseguenza del rilascio di radiazioni ionizzanti e ciò può offrire nuovi indizi sull’epoca della reionizzazione, un momento cruciale nella storia dell’universo.

Uno studio delle onde di gravità nelle stelle supergiganti blu

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta che quasi tutte le stelle supergiganti blu mostrano uno scintillio sulla loro superficie. Un team di ricercatori coordinato dalla Katholieke Universiteit (KU) di Lovanio, in Belgio, ha utilizzato sia osservazioni compiute con i telescopi spaziali Kepler e TESS della NASA che simulazioni al computer basandosi anche sull’astrosismologia per studiarle grazie al fatto che quello scintillio è causato dalla presenza di onde di gravità sulla superficie di quelle stelle molto massicce.

Il buco nero V404 Cygni oscilla come una trottola

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta l’osservazione di un getto di materiali emesso dal buco nero V404 Cygni che ha cambiato orientamento nel giro di non più di poche ore. Un team guidato da James Miller-Jones del nodo della alla Curtin University dell’International Centre for Radio Astronomy Research (ICRAR), in Australia, ha usato i radiotelescopi della rete Very Long Baseline Array per studiare l’area attorno al buco nero durante una delle periodiche esplosioni di notevole intensità. Ciò ha permesso di osservare per la prima volta getti di materiali cambiare orientamento nel giro di poche ore o addirittura di minuti.

La misura dell’espansione dell’universo è sempre più precisa e sottolinea la discrepanza tra le misurazioni

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta una nuova misurazione dell’espansione dell’universo, che risulta circa il 9% maggiore rispetto a stime effettuate studiando l’universo primordiale. Un team di astronomi guidato dal premio Nobel Adam Riess ha combinato osservazioni effettuate con il telescopio spaziale Hubble di 70 stelle variabili chiamate variabili cefeidi usate per le misurazioni con altre condotte dal progetto Araucaria per ottenere misurazioni estremamente precise della loro luminosità. La discrepanza tra le misure dell’espansione dell’universo vicino e quelle dell’universo primordiale rimane ed è importante migliorare le misurazioni per ottenere indizi sull’origine della discrepanza.