Stelle

Maree e flussi di protoni per i pianeti del sistema di TRAPPIST-1

Due articoli pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrivono altrettante ricerche sulle possibilità che almeno alcuni dei sette pianeti rocciosi del sistema della stella nana ultrafredda TRAPPIST-1 possano essere abitabili. Due ricercatori del Lunar and Planetary Laboratory dell’Università dell’Arizona hanno esaminato gli effetti che la gravità di pianeti abbia sui vicini. Un team del Center for Astrophysics (CfA) della Harvard University e della Smithsonian Institution hanno esaminato gli effetti che i protoni ad alta energia emessi dalla stella possono avere sui pianeti.

Il primo esopianeta di dimensioni simili alla Terra individuato grazie al telescopio spaziale TESS

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta di due esopianeti nel sistema della stella nana arancione HD 21749, uno dei quali è il primo di dimensioni simili alla Terra individuato grazie al telescopio spaziale TESS della NASA e l’altro un mininettuno. Un team di ricercatori guidato da Diana Dragomir aveva già sottoposto una prima versione dell’articolo sull’esopianeta HD 21749b, il mininettuno indicato anche come TOI 186.01, citando come candidato TOI 186.02 l’esopianeta roccioso ora indicato come HD 21749c nella nuova versione dell’articolo in cui viene considerato confermato.

Concetto artistico di planetesimo in orbita attorno alla nana bianca SDSS J122859.93+104032.9 (Immagine cortesia University of Warwick/Mark Garlick)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta la scoperta di quello che probabilmente è un frammento di pianeta che orbita attorno a una nana bianca. Un team di ricercatori guidato dall’Università britannica di Warwick che include due ricercatrici e un ricercatore dell’INAF ha usato il Gran Telescopio Canarias di La Palma per studiare il disco di detriti che circonda la nana bianca catalogata come SDSS J122859.93+104032.9 rilevando anomalie nelle linee di emissione che sono state interpretate come il risultato della presenza di quello che è stato definito un planetesimo che orbita attorno alla stella in circa due ore.

Una soluzione al mistero dell'origine dei lampi gamma lunghi

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” offre una soluzione al problema dell’origine dei fotoni che compongono un lampo gamma di lunga durata. Un team di ricercatori coordinato dal Riken Cluster for Pioneering Research in Giappone ha creato una serie di simulazioni basate sulla relazione di Yonetoku, un’equazione ideata da Daisuke Yonetoku, uno degli autori della ricerca, che collega i picchi di energia e luminosità nei lampi gamma concludendo che i loro fotoni hanno origine nella fotosfera, l’area di una stella in cui viene emessa la normale luce.

Una nube molecolare gigante in cui si stanno formando stelle massicce studiata con il telescopio volante SOFIA

Il telescopio volante SOFIA è stato usato per studiare una nube molecolare gigante che costituisce un’area di formazione stellare catalogata come W51 allo scopo di analizzare le stelle neonate o ancora in formazione al suo interno. I ricercatori hanno combinato le osservazioni compiute con SOFIA con quelle effettuate nel corso del tempo con i telescopi spaziali Spitzer e Herschel della NASA per ottenere informazioni più complete su quelle stelle. C’era un particolare interesse su quelle massicce e una sembra davvero enorme, con una massa stimata a circa cento volte quella del Sole. Se quella stima verrà confermata da osservazioni mirate si tratta di una delle più massicce stelle in formazione nella Via Lattea.