Stelle

Immagine a falsi colori di V883 Ori. La distribuzione di polvere è mostrata in arancione e quella di metanolo in blu (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), Lee et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta di molecole organiche complesse nel disco protoplanetario della stella V883 Orionis, o semplicemente V883 Ori. Un team di ricercatori guidato da Jeong-Eun Lee della Kyung Hee University, in Corea del Sud, ha usato il radiotelescopio ALMA per rilevare le “firme chimiche” di composti come metanolo, acetaldeide, formiato di metile, acetonitrile e acetone dopo che una repentina eruzione ha fatto spostare la linea della neve provocando la sublimazione di materiali ghiacciati e il conseguente rilascio di quei composti.

La galassia nana Bedin 1 dietro all'ammasso stellare globulare NGC 6752 (Immagine ESA/Hubble, NASA, Bedin et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society Letters” descrive la scoperta della galassia nana più isolata individuata finora. Un team di ricercatori guidato da Luigi Bedin dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha esaminato osservazioni dell’ammasso stellare NGC 6752 condotte con il telescopio spaziale Hubble per uno studio sulle nane bianche trovando un gruppo di antichissime stelle che si è rivelato essere una galassia nana che è stata soprannominata Bedin 1.

Una misurazione della costante di Hubble basata sui quasar suggerisce possibili modifiche ai modelli cosmologici

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive l’uso di quasar come traccianti cosmici per misurare l’espansione dell’universo fino a 12 miliardi di anni fa. Guido Risaliti dell’Università di Firenze e associato INAF ed Elisabeta Lusso della Durham University hanno studiato le emissioni di raggi X e ottiche di una serie di quasar usando il confronto fra quelle emissioni per valutare con precisione le loro distanze. I risultati potrebbero spiegare le discrepanze tra le diverse misurazioni effettuate con altri metodi suggerendo che la densità della misteriosa energia oscura non sia costante nel tempo.

Una spiegazione al mistero delle stelle circondate da polvere di ferro

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astophysical Journal Letters” riporta lo studio di stelle circondate da polvere di ferro nella Grande Nube di Magellano, una delle galassie nane satelliti della Via Lattea. Un team di ricercatori guidato da Ester Marini, dottoranda dell’Università “Roma Tre” di Roma e associata all’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) che include altri ricercatori italiani ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale Spitzer della NASA per esaminare queste stelle che sono in una fase della loro vita in cui perdono i loro strati esterni. Normalmente, quel tipo di stelle è circondato da silicati e l’anomalia è interessante perché le polveri sono importanti nella formazione di nuove stelle e anche pianeti.

La nebulosa planetaria ESO 577-24 vista in tutto il suo splendore dal Very Large Telescope

L’ESO ha pubblicato una nuova immagine della nebulosa planetaria ESO 577-24 catturata dal Very Large Telescope (VLT) in Cile grazie al suo strumento FORS2, che da ormai quasi vent’anni sta catturando alcune delle migliori immagini astronomiche ottenute dal VLT. ESO 577-24 rappresenta la fase finale della vita della stella al suo centro, catalogata come Abell 36, in termini astronomici un istante di agonia dato che la sua durata è stimata attorno ai 10.000 anni terrestri.