
Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomical Journal” descrive una ricerca che fornisce una datazione alla grande macchia bianca nel cratere Occator del pianeta nano Cerere. Un team di ricercatori guidati da Andreas Nathues del Max Planck Institute for Solar System Research (MPS) di Gottinga, in Germania, ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale Dawn della NASA per analizzare l’interno di Occator concludendo che la macchia bianca ha 4 milioni di anni, 30 milioni in meno del cratere.
Quasi esattamente due anni fa la sonda spaziale Dawn entrò nell’orbita del pianeta nano Cerere ma già prima di quell’evento era stata avvistata la più grande delle macchie bianche molto brillanti esistenti sulla sua superficie. Essa è stata l’oggetto di varie ricerche specifiche e secondo varie analisi dei dati raccolti da Dawn essa e le altre macchie bianche più piccole sono composte da sali.
L’area centrale della grande macchia bianca è stata chiamata Ceralia Facula mentre le aree luminose limitrofe (sul lato destro nell’immagine in basso) sono state chiamate Vinalia Faculae. Queste strutture geologiche all’interno del cratere Occator sono state oggetto di una nuova ricerca per cercarne di capire l’età e l’evoluzione. I ricercatori hanno usato in particolare i dati raccolti da due strumenti della sonda spaziale Dawn: la Framing Camera, e in special modo fotografie ad alta risoluzione scattate durante una mappatura a bassa altitudine, e lo spettrometro VIR.
I dati spettrometrici confermano che i materiali riflettenti nell’area di Ceralia Facula sono ricchi di carbonati come sostenevano già gli studi precedenti anche se non confermano il tipo specifico di carbonato identificato in quegli studi. Nelle Vinalia Faculae c’è uno strato più sottile che è composto da un mix di sali carbonati e materiale scuro.
Il cratere Occator si è formato in seguito a un impatto circa 34 milioni di anni fa. La cupola di materiali brillanti è molto più giovane dato che i ricercatori hanno stimato che abbia 4 milioni di anni, poco in termini geologici. Le stime sono state fatte contando e misurando i crateri più piccoli basandosi sull’assunto che una superficie con molti crateri sia più vecchia di una che ne ha di meno.
Le caratteristiche dei materiali attorno alla cupola indicano che Ceralia Facula è stata formata da un processo eruttivo ricorrente che ha anche spinto materiali nelle regioni più esterne del pozzo centrale. Si tratta di segni di criovulcanismo che potrebbe essere stato provocato dall’impatto che ha generato il cratere Occator. Gli sconvolgimenti tettonici dell’area potrebbero aver permesso a materiali nel sottosuolo di emergere e di formare gradualmente i depositi di sali che vediamo oggi.
Non è ancora chiaro se l’attività criovulcanica sia terminata o sia ancora in atto a livelli inferiori ma la variazione in brillantezza che segue un ritmo diurno rilevata in numerose immagini del cratere Occator suggeriscono che ci possa ancora essere un qualche tipo di attività. Secondo i ricercatori è possibile che la sublimazione di acqua che emerge dalle fratture generi una caligine che provoca le variazioni rilevate.
In sostanza, ci sono ulteriori informazioni interessanti riguardanti la grande macchia bianca del cratere Occator ma rimangono ancora alcune domande. Nei prossimi mesi la sonda spaziale Dawn effettuerà osservazioni con il Sole dietro di essa. Ciò potrebbe permettere di misurare nuovi dettagli della brillantezza dei depositi di sale e di migliorare ulteriormente la comprensione di ciò che è successo e forse sta ancora succedendo su Cerere.

