Astronomia / astrofisica

L'area L08-E1 dell'asteroide Ryugu toccata da Hayabusa 2 (Immagine cortesia JAXA)

Poche ore fa la sonda spaziale giapponese Hayabusa 2 ha toccato il suolo dell’asteroide Ryugu per raccogliere alcuni campioni di regolite, lo strato superficiale del suolo, che verranno trasportati sulla Terra. Si tratta del primo tentativo dei tre possibili e ora l’agenzia spaziale giapponese JAXA dovrà valutare se cercare un’altra area sull’asteroide e procedere con un secondo tentativo.

Sorprendenti emissioni di raggi X ad alta energia dalla Galassia Vortice e dalla sua piccola compagna

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” presenta un’analisi spettrale approfondita dei due nuclei galattici attivi e di altre fonti di raggi X delle due galassie che formano M51. Un team di ricercatori ha usato il telescopio spaziale NuSTAR della NASA per rilevare le emissioni di raggi X ad alta energia, in grado di passare attraverso gli strati di polveri e gas che orbitano attorno ai due buchi neri supermassicci al centro delle due galassie che stanno interagendo in una fase iniziale di una fusione galattica. Una sorpresa è arrivata dalle emissioni di una stella di neutroni nella Galassia Vortice, la più grande delle due.

Le profonde fratture sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko sono state generate da stress meccanico

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” riporta un’analisi dei processi di erosione che hanno generato profonde fratture e faglie nel nucleo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Un team di ricercatori guidato dal geologo Christophe Matonti dell’università di Aix-Marseille, in Francia, che include astronomi dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) e dell’Università di Padova, ha esaminato immagini catturate dalla macchina fotografica OSIRIS della sonda spaziale Rosetta dell’ESA per compiere un’analisi geologica e morfologica individuando due processi di formazione delle fratture. Secondo i ricercatori le fratture superficiali sono generate dagli sbalzi termici mentre quelle più profonde sono generate da sollecitazioni meccaniche.

Le stelle del fiume cosmico in rosso con una mappa prodotta da Gaia sullo sfondo (Immagine Meingast et al / Gaia DR2 skymap)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la scoperta di quello che è stato definito un fiume di stelle, un flusso di stelle distanti poco più di 300 anni luce che occupa la maggior parte del cielo meridionale. Astronomi dell’Università di Vienna hanno usato informazioni raccolte dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA e pubblicate nella cosiddetta Data Release 2 (DR2) per scoprire almeno 4.000 stelle che si stanno muovendo assieme nello spazio fin dalla loro formazione, avvenuta circa un miliardo di anni fa.

Supernove e acqua nei pianeti rocciosi

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta i risultati di una serie di simulazioni al computer condotte per comprendere meglio i meccanismi di formazione dei pianeti rocciosi. Un team di ricercatori ha concluso che probabilmente esistono due tipi di sistemi planetari: quelli simili al sistema solare, i cui pianeti contengono relativamente poca acqua, e quelli in cui ci sono soprattutto i cosiddetti pianeti oceano. La differenza potrebbe essere stata causata dalla presenza di una stella massiccia nelle vicinanze che ha espulso materiali radioattivi che hanno asciugato almeno parzialmente i pianeti. Ciò avrebbe portato all’emergere di un clima temperato sulla Terra.