Una galassia solitaria fotografata dal telescopio spaziale Hubble

La galassia MCG+01-02-015, conosciuta anche come LEDA 1852 (Foto ESA/Hubble & NASA and N. Grogin (STScI), Acknowledgement: Judy Schmidt)
La galassia MCG+01-02-015, conosciuta anche come LEDA 1852 (Foto ESA/Hubble & NASA and N. Grogin (STScI), Acknowledgement: Judy Schmidt)

La galassia MCG+01-02-015, conosciuta anche come LEDA 1852, è stata fotografata usando lo strumento Advanced Camera for Surveys (ACS) del telescopio spaziale Hubble. La particolarità di questa galassia è che è estremamente isolata. Generalmente, le galassie fanno parte di ammassi a loro volta parte di formazioni più grandi, connesse tra loro in strutture chiamate filamenti galattici, formazioni a una scala immensa. Tra questi filamenti però esistono vuoti cosmici in cui a volte ci può essere una galassia solitaria.

LEDA 1852 è una galassia a spirale distante circa 330 milioni di anni luce, nella costellazione dei Pesci. Nell’immagine essa è circondata da altre galassie ma è un’illusione ottica causata dalla prospettiva. In realtà le altre galassie sono tutte molto distanti dal vuoto cosmico in cui è situata LEDA 1852.

La galassia LEDA 1852 è interessante perché i casi di galassie all’interno di un vuoto cosmico sono rari. Generalmente, la densità di materia in un vuoto cosmico è davvero minima, nell’ordine in un atomo per metro cubo. LEDA 1852 è contenuta nel cosiddetto Vuoto del Boötes, chiamato anche Grande Vuoto, chiamato supervuoto perché le sue dimensioni sono davvero enormi con il suo diametro di circa 250 milioni di anni luce. Si tratta infatti di uno dei vuoti più grandi conosciuti.

Il Vuoto del Boötes, che ha una forma più o meno sferica, potrebbe essersi formato dall’unione di più vuoti più piccoli. È un come come se varie bolle di sapone messe assieme formassero una bolla molto grande. In questo supervuoto c’è un piccolissimo numero di galassie tra cui LEDA 1852 in una regione di forma simile a un cilindro al centro di questo supervuoto.

L’isolamento di LEDA 1852 è tale che se esseri senzienti vi abitano avrebbero bisogno di telescopi potenti per scoprire l’esistenza di altre galassie. In sostanza, la loro astronomia sarebbe limitata alla loro galassia finché non raggiungessero un livello tecnologico pari a quello raggiunto sulla Terra negli anni ’60. Il loro universo potrebbe rimanere limitato per molto tempo e la scoperta di altre galassie potrebbe essere una sorpresa davvero notevole.

6 Comments


  1. Dunque, la galassia è a 330 mln di AL da noi e il vuoto cosmico nel quale è immessa ha un diametro di 250 mln di AL.
    Questo vuol dire che la scena descritta è vecchia di 330 mln di anni e che l’unica garanzia che abbiamo è che l’oggetto non è più nella posizione nella quale lo stiamo guardando.
    Nemmeno ci sono informazioni sulla velocità dell’oggetto denominato “vuoto cosmico”.
    Si muove? Sta fermo? Perché se stesse fermo, la galassia ne sarebbe uscita. Ma ammettiamo che si muova. Qual è la sua velocità? Uguale, maggiore o minore di quella della galssia?
    Del resto, acnhe ammettere che il vuoto si muova è … bizzarro? Non lo so, sono troppo ignorante in materia 🙁

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    1. Diciamo che sono le galassie ai confini con un vuoto cosmico che si possono muovere rendendolo più grande o più piccolo. Servono osservazioni continuate per periodi molto lunghi per valutare questi cambiamenti.

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      1. Come sospettavo. In ogni caso, il mio punto è semplice: le informazioni che traiamo dall’osservazione diretta del cosmo sono vere, ma scadute perché, in realtà, gli oggetti che stiamo osservando attualmente sono in uno spazio-tempo diverso e, per quel che ne sappiamo, potrebbero anche non esistere più.

        Non sto affermando che il lavoro degli astronomi è inutile, intendiamoci. Tuttavia, penso che dovremmo conservare una maggiore consapevolezza rispetto a questo aspetto della questione. Soprattutto in fase di divulgazione delle informazioni.

        Imho, eh 🙂

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        1. Il problema nella divulgazione è in genere pratico, nel senso che ogni volta che cito un corpo celeste o una struttura spaziale fuori dal sistema solare dovrei specificare che lo/la vediamo com’era x anni fa ma ciò appesantirebbe l’articolo!

          Questo è un aspetto che è giusto affrontare a livello didattico ma se qualcuno va a cercare informazioni su siti dedicati all’astronomia sinceramente dovrebbe già comprenderlo, altrimenti ci sono altri concetti più complessi che lo metteranno in difficoltà.

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          1. Eh, no … perdonami, l’ultima cosa che voglio è alimentare la polemica. Però, qui ci sono degli aspetti di ermeneutica che sono troppo importanti e che, tuttavia, sono sistematicamente ignorati (non mi riferisco a te in particolare, ma a chi fa divulgazione in generale). Il problema è che questo modo di “dare per scontato” ingenera false rappresentazioni del reale e, infine, mantiene il profano dentro il suo guscio, troppo spesso fatto di un’economia “al ribasso”.
            Ok, scusami ancora, in fondo il mio è solo un suggerimento 🙂


          2. Sinceramente dell’ermeneutica mi importa il giusto, cioè ben poco. 😉 Il problema è fin dove eviti di dare per scontate le conoscenze dei lettori? Per rimanere solo su quest’articolo, qualcuno non sa cos’è una galassia? Qualcuno non sa cos’è un anno luce? Insomma, dove bisogna arrivare con le spiegazioni?

            Ripeto che secondo me un conto è essere in ambito didattico, altrimenti anche in ambito divulgativo qualcosa lo devi dare per scontato altrimenti appesantisci le spiegazioni in una maniera pazzesca. Può avere un senso in “Quark”, in un blog è impraticabile.

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