2016

I resti di supernova G11.2-0.3 (Foto X-ray: NASA/CXC/NCSU/K. Borkowski et al; Optical: DSS)

Al workshop “Chandra Science for the Next Decade” che si sta tenendo a Cambridge, nel Massachussets, è stata presentata una nuova immagine dei resti di una supernova chiamati G11.2-0.3 ottenuta usando l’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA. Per anni questi erano stati considerati i resti della supernova registrata dai cinesi nel 386 D.C. e per questo motivo conosciuta come SN 386 ma i nuovi esami indicano che si trattò di una diversa supernova.

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Supplement Series” descrive una ricerca sulle nane brune, oggetti al confine tra la stella e il pianeta. Un team di ricercatori guidato da Jacqueline Fahery della Carnegie Institution ha esaminato le caratteristiche di 152 giovani nane brune concludendo che le proprietà delle loro atmosfere possono costituire la ragione delle loro differenze.

La nube molecolare dietro la nebulosa di Orione vista da HAWK-I (a sinistra) e da ALMA (a destra) (Immagine ESO/Goicoechea et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca sulla nube molecolare situata dietro la nebulosa di Orione. Un gruppo di ricercatori ha utilizzato lo strumento HAWK-I montato sul Very Large Telescope (VLT) e il radiotelescopio ALMA, entrambi dell’ESO, per osservare momenti chiave di fenomeni astrochimici, cioè delle reazioni chimiche che avvengono nello spazio e in questo caso in quell’area e un giorno porteranno alla nascita di nuove stelle.

Simulazione della struttura su larga scala dell’Universo (Immagine Nico Hamaus, Universitäts-Sternwarte München, Ohio State University)

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Physical Review Letters” descrive una ricerca sulla distribuzione della materia nell’universo effettuata in un modo diverso dal solito. Un team internazionale di ricercatori ha studiato i vuoti cosmici come se fossero i negativi fotografici da cui ricavare informazioni sulla materia ordinaria, sulla materia oscura e sull’energia oscura.

Concetto artistico del possibile aspetto di Venere due miliardi di anni fa (Immagine NASA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Geophysical Research Letters” descrive una ricerca in cui modelli informatici sono stati utilizzati per simulare il possibile passato del clima sul pianeta Venere. Un team di scienziati del Goddard Institute for Space Studies (GISS) della NASA guidati da Michael Way ha concluso che forse due miliardi di anni fa su Venere c’era un oceano di acqua liquida e le condizioni sulla superficie erano favorevoli alla vita.