2018

Saturno (Immagine ESA/Hubble, NASA, A. Simon (GSFC) and the OPAL Team, J. DePasquale (STScI), L. Lamy (Observatoire de Paris))

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Geophysical Research Letters” descrive una serie di osservazioni agli ultravioletti condotte con il telescopio spaziale Hubble dell’aurora boreale del pianeta Saturno. Un team di ricercatori ha condotto una campagna di osservazioni nel corso di sette mesi prima e dopo il solstizio d’estate settentrionale per ottenere la massima visibilità possibile per l’aurora. La coordinazione con il Gran Finale della missione Cassini ha offerto nuove informazioni sulla magnetosfera di Saturno.

Un'antichissima galassia con un forsennato ritmo di formazione stellare

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la mappatura di una galassia conosciuta come COSMOS-AzTEC-1 che ha mostrato caratteristiche peculiari. Un team di astronomi ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per studiare questa galassia di tipo starburst, una classe in cui c’è una notevole formazione stellare. COSMOS-AzTEC-1 è molto lontana perciò la vediamo com’era 12,4 mliardi di anni fa e molto massiccia e potrebbe essere la progenitrice delle odierne grandi galassie ellittiche perciò questo tipo di ricerca potrebbe fornire nuove informazioni sulla loro evoluzione.

La sonda spaziale New Horizons ha fotografato il suo prossimo obiettivo Ultima Thule

La NASA ha pubblicato un’immagine catturata dalla sua sonda spaziale New Horizons in cui il suo strumento LORRI ha individuato Ultima Thule, l’oggetto, ma potrebbero esserci due oggetti e/o una luna, della fascia di Kuiper che rappresenta il suo prossimo obiettivo per un passaggio ravvicinato previsto per Capodanno 2019. Quando le 48 fotografie combinate nell’immagine sono state scattate, il 16 agosto 2018, New Horizons era ancora a circa 172 milioni di chilometri di distanza da Ultima Thule e riuscire a individuare l’obiettivo è positivo perché i responsabili della missione possono cominciare a valutare eventuali aggiustamenti alla rotta della sonda.

NGC 3918 (Immagine ESA/Hubble and NASA)

Una nuova immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble mostra la nebulosa planetaria NGC 3918, soprannominata “Planetaria Blu”. La sua forma ricorda per certi versi quella di un occhio dai colori particolari e vederla è un evento fortunato perché non durerà molto in termini astronomici dato che questa fase terminerà nel giro di qualche decina di millenni.

Vista panoramica della Via Lattea (Immagine ESO/S. Brunier)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca sulla formazione stellare nella Via Lattea. Secondo Masafumi Noguchi della Tohoku University ci sono stati due periodi di formazione stellare separati da ben 2 miliardi di anni. In sostanza, la nostra galassia ebbe un primo periodo in cui era vitale per poi morire e dopo circa 2 miliardi di anni riprendere a formare stelle in una sorta di seconda vita. Secondo questa teoria, durante quel periodo di morte il gas presente nella Via Lattea si è arricchito di ferro, il motivo per cui stelle come il Sole ne hanno una quantità maggiore rispetto ad altre.