La sonda spaziale Hayabusa 2 ha lasciato l’asteroide Ryugu

L'asteroide Ryugu (Foto cortesia JAXA, Chiba Institute of Technology, University of Tokyo, Kochi University, Rikkyo University, Nagoya University, Meiji University, University of Aizu, AIST)
L’asteroide Ryugu (Foto cortesia JAXA, Chiba Institute of Technology, University of Tokyo, Kochi University, Rikkyo University, Nagoya University, Meiji University, University of Aizu, AIST)

L’agenzia spaziale giapponese JAXA ha confermato che la sua sonda spaziale Hayabusa 2 ha lasciato l’asteroide Ryugu, che aveva raggiunto il 27 giugno 2018. Fino al 19 novembre continuerà a scattare fotografie di Ryugu, un limite dovuto al fatto che successivamente una manovra necessaria per usare il suo motore a ioni la porterà a voltarsi in una posizione dalla quale non avrà più l’asteroide nell’obiettivo della sua macchina fotografica. Fino a quel giorno, sarà possibile inviare un messaggio di addio a Ryugu via Twitter o perfino lettere e cartoline alla JAXA. Hayabusa 2 dovrebbe tornare nelle vicinanze della Terra con i suoi campioni verso la fine del 2020.

La cosiddetta fase scientifica della missione Hayabusa 2 ha permesso di raccogliere campioni del suolo dell’asteroide Ryugu grazie alla discesa avvenuta il 22 febbraio 2019 e campioni del sottosuolo grazie alla discesa avvenuta l’11 luglio 2019. Nel secondo caso Hayabusa 2 ha sfruttato un cratere che aveva generato il 5 aprile 2019. Queste discese hanno costituito gli eventi più emozionanti della missione perché erano i più rischiosi per una sonda spaziale che stava lavorando in modo autonomo in condizioni che potevano essere di scarsa visibilità a causa della polvere. In caso di problemi, la distanza avrebbe permesso di scoprirli al centro controllo missione troppo tardi per poter rimediare.

I prelievi di campioni nelle due discese sono andati a buon fine ed essi sono stati sigillati in contenitori separati nella capsula per il ritorno dei campioni (in inglese sample-return capsule, SRC). Il viaggio di ritorno per la sonda spaziale Hayabusa 2 sembra semplice, come anche l’atterraggio della capsula, al confronto delle tante manovre compiute nelle vicinanze dell’asteroide Ryugu ma tutto a bordo deve continuare a funzionare.

Il motore a ioni della sonda spaziale Hayabusa 2 utilizza xeno come propellente e dopo il passaggio ravvicinato alla Terra per sganciare la capsula per il ritorno dei campioni potrebbe averne ancora a sufficienza per una seconda missione con un passaggio ravvicinato a un altro oggetto, che potrebbe essere un altro asteroide. Alla JAXA stanno valutando le varie possibilità ma molto dipenderà dall’effettiva quantità di xeno disponibile.

Per l’occasione la JAXA ha aperto una campagna per l’addio all’asteroide Ryugu che durerà fino al 19 novembre chiedendo al pubblico di inviare messaggi via Twitter usando l’hashtag #SAYONARA_Ryugu o lettere e cartoline alla sede del progetto Hayabusa 2 alla JAXA, impraticabile per i fan italiani. È la celebrazione di una missione che sta andando oltre i limiti di ciò che era stato compiuto finora da una sonda spaziale.

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