2019

Il telescopio VISTA offre nuovi dettagli delle Nubi di Magellano

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta i risultati di uno studio delle due Nubi di Magellano, galassie nane satelliti della Via Lattea. Un team di ricercatori ha usato dati raccolti durante l’indagine VISTA survey of the Magellanic Clouds system (VMC) sfruttando la capacità del telescopio VISTA dell’ESO di rilevare il vicino infrarosso per mostrare nuovi dettagli delle Nubi di Magellano.

Concetto artistico del sistema della pulsar PSR J1023+0038 con la sua compagna sulla sinistra (Immagine ESA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophyiscal Journal” riporta uno studio della pulsar PSR J1023+0038, la quale ha mostrato un comportamento peculiare dato che per la prima volta sono state rilevate emissioni sia di luce visibile che di raggi X. Un team di ricercatori guidato da Alessandro Papitto dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) ha usato il Telescopio nazionale Galileo alle Canarie e il telescopio spaziale XMM-Newton dell’ESA per catturare le diverse emissioni di quella che è classificata come pulsar al millisecondo per la sua rapidissima velocità di rotazione e offrire una spiegazione al suo comportamento.

C/2019 Q4 vista dal Canada-France-Hawaii Telescope (Immagine cortesia Canada-France-Hawaii Telescope)

Un oggetto catalogato come C/2019 Q4 (Borisov) e identificato come una cometa scoperta il 30 agosto scorso dall’astrofilo Gennady Borisov ha una traiettoria fortemente iperbolica che suggerisce la sua origine interstellare. Questa potrebbe essere la prima cometa interstellare identificata, con il vantaggio che è stata scoperta mentre si stava ancora avvicinando al Sole perciò sarà possibile compiere altre osservazioni ancora per mesi.

Concetto artistico di K2-18b con la sua stella sullo sfondo (Immagine ESA/Hubble, M. Kornmesser)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la rilevazione di vapore acqueo nell’atmosfera dell’esopianeta K2-18b grazie principalmente al telescopio spaziale Hubble. Quest’esopianeta è nell’area abitabile del suo sistema e ciò l’ha reso interessante fin da quando questa super-Terra è stata scoperta, nel 2015. Si tratta della prima rilevazione di vapore acqueo in un esopianeta di quel tipo ma è ancora troppo presto per valutarne il potenziale di abitabilità perché le rilevazioni non sono sufficientemente precise per definire le percentuali di altre molecole come quelle di idrogeno ed elio e per capire se vi sono nuvole.

I residui dell'evento GW170817 nel quadratino (Immagine cortesia Wen-fai Fong/Northwestern University)

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati della ricerca degli ultimi residui della fusione tra due stelle di neutroni individuata ormai due anni fa e catalogata come GW170817. Essa ha fatto storia perché si tratta del primo evento di quel tipo identificato ed è stato osservato sia alle onde gravitazionali che alle onde elettromagnetiche. Un team di ricercatori guidato da Wen-fai Fong della Northwestern University ha usato il telescopio spaziale Hubble per rilevare le radiazioni residue ormai molto fioche dopo mesi di forti emissioni.