2019

Jeff Bezos e il modello del lander Blue Moon (Foto cortesia Blue Origin. Tutti i diritti riservati)

Ieri in un evento presentato da lui stesso, il proprietario dell’azienda aerospaziale Blue Origin Jeff Bezos ha rivelato il progetto di un lander lunare in grado di trasportare fino a 6,5 tonnellate di carichi ma anche esseri umani sulla Luna e di trasportare carichi e astronauti dalla Luna sulla Terra chiamato Blue Moon. Lo scopo è di offrire il proprio aiuto nel ritorno di astronauti americani sulla Luna e successivamente nel crearvi una presenza umana fissa.

Uno studio delle onde di gravità nelle stelle supergiganti blu

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta che quasi tutte le stelle supergiganti blu mostrano uno scintillio sulla loro superficie. Un team di ricercatori coordinato dalla Katholieke Universiteit (KU) di Lovanio, in Belgio, ha utilizzato sia osservazioni compiute con i telescopi spaziali Kepler e TESS della NASA che simulazioni al computer basandosi anche sull’astrosismologia per studiarle grazie al fatto che quello scintillio è causato dalla presenza di onde di gravità sulla superficie di quelle stelle molto massicce.

Il cargo spaziale Dragon inizia la missione CRS-17 decollando su un razzo Falcon 9 (Immagine NASA TV)

Poco fa la navicella spaziale SpaceX Dragon è partita su un razzo vettore Falcon 9 dalla base di Cape Canaveral nella missione CRS-17 (Cargo Resupply Service 17), indicata anche come SpX-17. Dopo poco più di dieci minuti si è separata con successo dall’ultimo stadio del razzo e si è immessa sulla sua rotta. Si tratta della diciassettesima missione di invio della navicella spaziale Dragon alla Stazione Spaziale Internazionale con vari carichi con il successivo ritorno sulla Terra, anche in questo caso con vari carichi.

Migliaia di immagini del telescopio spaziale Hubble forniscono un'ampia veduta dell'universo e della sua storia

Un mosaico di immagini creato mettendo assieme 7.500 immagini catturate dal telescopio spaziale Hubble offre un ritratto di una porzione dell’universo contenendo 265.000 galassie distanti fino a 13,3 miliardi di anni luce, il che significa che vediamo le più lontane com’erano circa cinquecento milioni di anni dopo il Big Bang. Il risultato è stato chiamato Hubble Legacy Field e combina anche osservazioni prese da varie campagne di osservazione nel campo profondo degli anni scorsi a lunghezze d’onda che vanno dagli ultravioletti agli infrarossi vicini. Mostra anche l’universo che si evolve nel tempo.